P. V. Paolo Vallaresso, 1508 a 1510.
P. Z. Pietro Zen, 15l4 a 1516.
p. 74. l. 13. [I[È notabile come se ne scostasse il tipo dai precedenti]I]. Giova tuttavia avvertire che una monetina affatto simile a quella del Barbarigo alla quale ho applicato il nome di [I[tornese]I] esiste anche del Loredan, e non ne varia nel peso, né nel titolo. L'unica diversità consiste necessariamente nel nome del doge LEO . LAVREDAN . DVX . È quindi più probabile sia questo, e non l'altro pezzo, il ricercato tornese di questo doge.
p. 123. l. 8. [I[Vorrebbe il Pasqualigo che di questa donna ecc]I]. Le monete de' Lusignani, da noi rarissime ma delle quali ha una stupenda serie il R. Gabinetto di Torino, cominciano da Ugo II (III?) e seguono non interrottamente fino a Jacopo II marito della Corner, della quale non se n'ha alcuna. Il loro tipo, avvicinandosi alle monete di Francia, si discosta d'assai dalle bisantine.
Lo stesso R. Gabinetto di Torino possede un piccolo nummo di basso biglione al cui disegno si fa luogo nell'ultima delle tavole corredanti quest'opera. Offre dal diritto il leone rampante de' Lusignani attorniato dalle iniziali I, P, L, N; dal rovescio le lettere V E sopra una S nel mezzo del campo. Non ispettando esso a' Lusignani da' cui tipi molto si allontana, è probabilissimo siasi battuto da' Veneziani dopo la conquista dell'isola. Il suo peso ed il titolo ben si avvicinano alla [I[carzia]I], e le iniziali del diritto potrebbero indicare il nome e la carica di Girolamo Pesaro che sedette luogotenente in quel reame dai 1491 al 1493. [I[Jeronimus Pisauro Locumtenens Nicosiae]I], e le sigle del rovescio essere semplice abbreviatura di VENETVS. Devo la comunicazione di un calco di questo non conosciuto e curioso cimelio della zecca di Cipro al dotto cavaliere de Mas Latrie illustratore della storia de' re Lusignani.
p. 124. l. 26. [I[Offre il rovescio il leone di S. Marco in gazzetta]I]. Più attenta osservazione delle carzie di Cipro de' dogi Venier e Priuli mi conduce a verificare non essere effigiato sovr'esse il leone di S. Marco, sì bene un leone rampante verso sinistra, che sporge la lingua e la cui coda nell'incurvarsi s'ingrossa; sprovvisto oltrecciò delle ale, del sacro nimbo e del libro del Vangelo, e in quella vece similissimo al leone ricorrente nelle monete che abbiamo degli ultimi re Lusignani da Ugo IV sino a Jacopo II. La presenza del leone di Cipro su questo nummolo del Priuli fu già avvertita dal conservatore del R. Gabinetto di Torino ov'esso si custodisce, siccome moneta battuta per Cipro da' Veneziani, in un bell'esemplare sovra un cui calco, comunicatomi dal Mas Latrie, fu condotto l'esattissimo disegno che ne offro nelle tavole.
p. 132. l. ult., invece di TREVIXI leggi TARVIXI.
p. 140. l. quartultima, invece di [I[1/4 del marchetto]I] leggi [I[1/3 del marchetto]I].
p. 143. l. 21, invece di [I[potentibus]I] leggi [I[petentibus]I].
Allorché dissi de' tornesi che s'hanno di quasi tutti i dogi da Andrea Dandolo a Tommaso Mocenigo dopo il fortuito ritrovamento del 1849, non esposi le varie loro leggende. Supplisco all'involontaria mancanza, riportandole in questa nota quali mi vennero communicate dal dott. Costantino Cumano avventurosamente possessore di quella serie ricchissima: