Però ei non poteva pensare a partire sino al giorno seguente.
La notte non era lontana; ed il sole, che aveva quasi terminato il suo corso, benchè allora soltanto si fosse mostrato sull'orizzonte, non doveva tardare a nascondersi di nuovo.
Il cavaliere di Malta si ritirò presto, ordinando al servo ed alla guida di tenersi pronti a lasciar l'osteria l'indomani per tempo.
E così fu; poichè le strade, grazie al vento che aveva continuato tutta la notte impetuoso, si erano alquanto asciugate.
Fu con vero piacere che il conte si allontanò da quei luoghi; quasi ora pentito di non aver pazientato qualche giorno a Malta per attendervi una nave, che direttamente lo conducesse a Venezia; ma ormai la cosa era fatta.
Ah! se avesse potuto varcare, come lo faceva col desiderio, lo spazio, che il divideva da quella città, cui era diretto, come presto vi sarebbe giunto! con quale rapidità!
Ma il desiderio, per vivo che sia, non dà mai l'impossibile, benchè possa far conseguire il difficile; ed al conte non rimaneva che usare dei mezzi posti a sua disposizione onde affrettarsi.
Ambrogio durava fatica assai più del servo a seguirlo su d'una strada difficile, ove il pantano giungeva ancora ad una incomoda altezza. Ma si fece il possibile per arrivare a Chieti prima della notte, e fale scopo fu raggiunto. La giornata non era ancora finita, quando Ambrogio esclamò:
—Ecco Chieti!
E poco dopo si fermarono ad una locanda.