Camilla quella sera trovavasi in preda ad una di quelle esaltazioni malefiche, che danno agli sciagurati, i quali soli possono provarle, una ebbrezza vertiginosa, che dopo la sua disparizione lascia dietro a sè o una conversione, od una maggior dose di perversità, d'ipocrisia sfrontata!…
Ed era questa che doveva trovare Camilla; non era già una conversione, che poteva tentarla, poichè perdere il frutto del male operato era la sola cosa che l'angosciasse.
Passata quella specie di febbre, Camilla sentì come d'uopo di qualche distrazione…. Si era abituata a recitare una parte dinanzi agli altri, tanto abituata, che alle volte le sembrava identificarsi in essa. La sua esistenza era un eterno dramma, di cui paventava lo scioglimento; scioglimento, che in certi istanti avrebbe voluto intravedere audacemente: per timore d'intravedere il quale chiudeva gli occhi in certi altri.
Ma ella era forte!… Procedeva senza pensare che ogni giorno l'avvicinava alla fine del dramma, come ogni istante l'avvicina alla morte!…
Escì dalla sala, salì alla sua stanza da letto, si mise ad uno specchio, come se avesse bisogno di contemplare la sua immagine per non farsi orrore.
«Ah sì, mormorò, la mia bellezza mi gioverà!… Ed io, che per una sequela di veri miracoli, giunsi a sposar Federico, che so quanto egli ignora, otterrò forse lo scopo splendido che mi sono proposta!
«Devo aver fiducia nel mio astro, tanto più che saprò sempre rendermelo benigno….
«Sì, quello scopo, pel quale misi a tortura il mio cervello, lo otterrò; pel quale dovetti persino….»
Ed un tremito, involontario certamente, agitò le sue labbra corrette.
Ma ella finiva sempre per vincersi….