Il duca fece un gesto di rabbia. I suoi occhi scintillarono di collera: e non potendo contenersi più a lungo, escì dopo aver detto a donna Livia con accento minaccioso:
—Riflettete, riflettete molto, signora: ve lo consiglio nell'interesse vostro.
E per distrarsi, pensò occuparsi del frate benedettino che aveva confessato suo padre moribondo: si proponeva correre sulle di lui traccie verso il convento dove abitava.
III.
Il convento dei benedettini, a cui ricorrevano in quell'istante i pensieri dei duca, era un vasto e comodo edifizio situato nel centro di Catania.
Là vivevano quei padri nella più completa pace, dedicandosi allo studio dei libri antichi ed alle ricerche scientifiche e storiche.
Attiguo al convento eravi un bellissimo giardino, che gli stessi monaci lavoravano, ciò che loro serviva di distrazione, di riposo.
Nella città e nei dintorni si aveva per quei religiosi grande considerazione e rispetto, e si ricorreva sovente a loro per consiglio ed ajuto.
Molte volte taluno di essi aveva consolato degli infelici, rasciugate delle lagrime ed impedita qualche prepotenza.
Anche i cavalieri avevano talora, talora fingevano avere dei riguardi per quei frati.