Nessun avvenimento importante, nessun incidente notevole.

Il duca esciva pochissimo; si tratteneva nel suo gabinetto col procuratore del nobile cappuccino, che si era presentato a don Francesco lo stesso giorno, in cui questi aveva incontrato l'ufficiale spagnuolo.

Sì, il duca, che tanto si era ostinato a non voler riconoscere i suoi parenti spogliati, ora moriva di voglia di far presto a render loro il nome e le sostanze, che ad essi spettavano.

Non vedeva l'ora soprattutto che se ne andassero!

Ed intanto colui, che stava per venir chiamato il cavaliere dell'Isola, il povero Federico, faceva vita con Dal Pozzo, preoccupandosi poco di quanto direbbero o penserebbero di lui i suoi nobili ospiti.

Come si era proposto, stava seco loro soltanto quando non poteva farne a meno; e quella sua condotta, la freddezza gentile, ma glaciale, che appariva in ogni suo atto, sul suo bel volto, sembrava strana al principe, ed impensieriva assai donna Maria e Camilla.

Queste erano divenute due vere amiche, perchè nulla lega più facilmente degli interessi comuni. Fra loro quelle due donne tanto belle, quanto malvagie, avevano conclusa una specie di alleanza offensiva e difensiva: offensiva verso il duca e la duchessa, difensiva verso il cavaliere di Malta, del quale ridevano, ma il ricordo delle cui parole le faceva fremere di rabbia; donna Maria soprattutto.

Eppure egli era stato generoso; a nessuno aveva narrato la scena scandalosa fattagli nel palazzo del principe.

Ma di tal generosità non gli erano desse menomamente grate, perchè ne comprendevano il vero motivo. Era rispetto per la duchessa, timore di comprometterla, che aveva trattenuto il conte dall'accusarle innanzi al duca, al principe ed a Federico.

Null'altro.