Il duca si diresse verso l'appartamento di sua sorella.

Chiese di lei ad una camerista, la fidata Caterina. Questa, che, per aver dimorato nel palazzo di don Francesco, lo conosceva e ne aveva paura, rispose un po' tremante che la principessa non voleva ricevere alcuno.

Il duca la respinse ed entrò egualmente.

Non aveva pratica di quell'appartamento ove non era mai entrato.

Traversò a caso diverse stanze; finalmente vide sua sorella in un elegante gabinetto, in piedi vicino alla finestra, pallidissima, agitata.

Le era stato detto che il duca, il conte, l'ufficiale ed altre persone erano entrate nella stanza di Gabriella, ove certo avveniva qualche scena terribile.

Alla vista di don Francesco ella vacillò; ma l'odio, quel sentimento, che soverchiava tutti gli altri nel suo cuore, ridestò il suo ardire.

—Come? gli disse con alterigia, voi qui? in questa casa, dopo averne ucciso il padrone? È troppo, e non lo soffrirò.

—Infame! rispose il duca, mentre rinchiudeva l'uscio.

E senz'altro: