Si era ormai abituata a quella vita e avrebbe desiderato che
continuasse per molto tempo, quando avvenne un fatto che portò il
disordine in casa, e le fece provare il primo dolore della sua vita.
Un giorno il padre venne a casa ad un'ora insolita conducendo con sè una bella donna, bianca, rossa e grassa; proprio il ritratto della salute,
—Questa donna ti farà da mamma, e non starai più sola,—le disse,—bisogna che tu le voglia bene.
Carmela alzò gli occhi, guardò la donna e rispose:
—Non avevo bisogno di nessuno; stavo tanto bene sola.
—È un vero mostriciattolo,—disse la donna, dando un'occhiata alla bambina, che s'era rincantucciata e nascosta in mezzo ad un mucchio di cenci.
—È molto buona, e non dà noia; te la raccomando,—soggiunse Giovanni rivolgendosi alla moglie.
Ma ad Anna non piaceva quella bimba, che la chiamava mamma, e le era d'impiccio; essa aveva sposato Giovanni per godersi un po' di libertà, almeno nei primi anni di matrimonio, e cominciò ad averla in uggia, fin da quel primo giorno.
Per Carmela che desiderava soltanto star quieta, la pace era finita, perchè Anna, amante dei propri comodi e del farsi servire, la faceva sgambettare e lavorare tutto il giorno.
—Bisogna bene che s'avvezzi a far qualche cosa, se non vuol mangiare il pane a tradimento,—diceva al marito ed alle vicine. Le comandava di far questo o quello, di attingere l'acqua, o accendere il fuoco per far bollire i maccheroni, di scopare le stanze, e magari di aggiustarle i vestiti; se la bimba non ubbidiva, erano busse che cadevano sulle sue spalle senza pietà, sicchè a Carmela toccava rassegnarsi e sgobbare come un mulo.