—Oh bello!—disse Giannina fermandosi davanti ad un grande telaio, dove erano tesi in bell'ordine dei lunghissimi fili, e una spola correva avanti e indietro con grande rapidità, formando, dove passava, una tela fitta e compatta.

—Pare un topolino!—esclamò Mario.

—Ecco, vedete, questo è l'ordito,—disse il professore Damiati,—e il filo che lo attraversa guidato dalla spola è la tessitura; badate come quando la spola è passata, con un macchinismo quasi automatico, una metà dei fili s'abbassa e l'altra metà si alza perchè i fili che devono essere intrecciati si alternino coi fili trasversali.

—E che cosa sono tutte quelle spole?—disse Carlo.

—È per fare un tessuto di colori diversi; ogni colore ha una spola, e l'operaio deve stare attento di cambiarla al momento giusto.

—Come è bello!—disse Vittorio,—mi piacerebbe star qui tutto il giorno,—e intanto guardava sotto alle macchine, cercando di scoprire il loro meccanismo, si arrovellava il cervello in mezzo a quell'intrecciarsi di ruote e di cilindri, e diceva che gli pareva impossibile, che tutte quelle macchine così esatte e perfette, fossero fatte dagli uomini.

Mentre erano là con tanto d'occhi ad osservare, la tela si tesseva con grande rapidità e si avvoltolava intorno ai cilindri; e nel medesimo tempo dalla parte opposta ne usciva altrettanto ordito, e Vittorio continuava a guardare dicendo:

—È meraviglioso, io ci perderei la testa.

Il professore spiegava come l'invenzione di quelle macchine fosse avvenuta a poco a poco, a furia di uomini d'ingegno che vi apportarono sempre nuovi miglioramenti e coll'aiuto delle nuove scoperte nell'industria; narrò che i primi tessuti erano cose grossolane, poi l'arte del tessere si perfezionò col telaio inventato da Jaquard, ma anche quello era rozzo, pesante, e la spola doveva esser guidata dalla mano, finchè a poco a poco si giunse al punto di poter ottenere colla massima facilità una immensa quantità di lavoro, specialmente dopo che s'incominciò ad adoperare il vapore come forza motrice.

Maria avrebbe voluto stare tutta la giornata in quel tempio del lavoro, ma temeva di abusare della bontà del signor Guerini, il quale trascurava in quel momento le sue occupazioni, per servire loro di guida; poi temeva che una visita tanto prolungata, potesse distrarre gli operai; sicchè dopo aver dato un'occhiata alle stanze meno importanti dove la tela veniva imbiancata e cilindrata, dove ai rocchetti di cotone si appiccicavano dei bigliettini colla marca di fabbrica e si mettevano in scatole per la spedizione; dopo essersi per ultimo soffermata davanti alla macchina a vapore, dalla quale partiva tutto il movimento, uscì da quel luogo riportandone un'impressione indimenticabile.