DOPO LA BURRASCA.
I signori Guerini incominciarono a sentirsi più tranquilli. Da quello che aveva detto loro don Vincenzo, dalle persone che venivano dal villaggio e dalle voci che correvano, capivano che lo sciopero era quasi alla fine, che gli operai, venuti a migliori consigli, erano persuasi di riprendere il lavoro.
In quella casa, pareva che dopo molti giorni di pioggia fosse entrato un raggio di sole, tutti erano allegri e contenti; Alberto ed Elvira, stanchi di quella forzata prigionia, parlavano già di passeggiate, di trottate all'aria aperta e volevano riacquistare il tempo perduto.
Come erano annoiati di star rinchiusi nella loro villa! Guai se non avessero avuta la compagnia dei Morandi, che da buoni amici erano venuti tutti i giorni a confortarli ed a tener loro compagnia!
—Che buone persone!—diceva la signora Guerini parlando dei loro vicini—non c'era da divertirsi alla villa in questi giorni, eppure sono sempre venuti. È ben vero che gli amici si riconoscono nelle circostanze, e noi dobbiamo esser riconoscenti a quelli che non ci abbandonarono nei momenti difficili.
Anche i ragazzi s'erano affezionati ai Morandi e li aspettavano con impazienza, tanto più che Maria aveva promesso di riprendere la lettura dei suoi racconti, appena fosse succeduta un po' di calma alla trepidazione di quei giorni.
I Morandi s'erano infatti avviati verso la villa, ma Maria volle passar prima dal paese per sentire se le voci che correvano fossero esatte e per avere il piacere di confermarle ai signori Guerini.
Traversarono il villaggio in mezzo ai crocchi d'operai che ragionavano tranquillamente, contenti anch'essi d'aver presa una decisione.
—Però se non cede anche il padrone, noi ritorneremo a passeggiare per le vie.
—Se crede di farci ritornare al lavoro promettendo quello che non ha intenzione di mantenere, si sbaglia; l'avrà a fare con noi!—Si sentiva esclamare di tratto in tratto da quegli operai.