—Ora è finita, non pensiamoci più, parliamo d'altro.
Cambiarono discorso, ma per un po' di tempo continuarono a chiacchierare dei fatti del giorno; intanto entrò don Vincenzo assieme a Damiati, anch'essi a rallegrarsi che tutto stesse per finir bene. Raccontarono d'aver parlato agli operai, e che tutti erano disposti a ritornare l'indomani all'officina.
Quando i ragazzi furono seduti intorno alla tavola, e che la conversazione incominciava a languire, essi pregarono Maria di leggere il racconto promesso, e stettero tutti attenti ad ascoltarla.
—Leggerò un racconto che ha qualche relazione coi fatti di questi giorni,—disse Maria incominciando la sua lettura,—eccolo:
L'EROE DELL'OFFICINA.
Gigi e Pinella, figli d'operai, abitavano fuori di Porta Ticinese nella stessa casa in due stanze vicine. Erano nati nello stesso anno ed era sorta una specie di rivalità fra le loro mamme, dacchè ognuna voleva che il proprio figliuolo fosse più bello e più intelligente dell'altro; tanto che dopo la nascita dei figliuoli si guardavano in cagnesco, e si bisticciavano per cose da nulla.
—Rosa, mi pare che il vostro figlio sia piuttosto palliduccio,—diceva Filomena alla mamma di Pinella,—dovreste dargli l'olio di fegato di merluzzo.
—Gigi è più grasso, ma non vedete che ha sempre qualche cosa alla pelle? Ve lo dico io, non è un grasso sano, e preferisco il mio mingherlino,—rispondeva Filomena.
Quando poi i ragazzi cominciarono a frequentare la scuola, c'erano sempre nuove questioni.
Pinella studiava, era intelligente, e si faceva onore, e la Filomena moriva di rabbia e picchiava Gigi che invece d'andare a scuola si fermava per strada a giocare coi compagni.