Una volta che le entrò in capo questa idea, tormentò tanto il marito, che questi per aver un po' di pace, fece accettare Gigi nella stessa tipografia dove egli era impiegato da tanti anni, e dove c'era Pinella, ma essendo occupati tutti i posti principali, nella tipografia tennero Gigi come galoppino.

Egli era incaricato di far le commissioni, di portare le bozze di stampa, spazzare la stamperia e far tanti altri piccoli servizi.

Si rassegnò a quegli umili uffici piuttosto che di tornare alla scuola, ma il suo sogno era di occupare il posto di Pinella, e dal momento che entrò in tipografia fece tutto il possibile per metterlo in cattiva vista dei compagni.

Pinella era contento, e non si curava della malevolenza di Gigi; egli era sempre là sulla sua macchina, attento a tutti i movimenti, guardandola come un essere soprannaturale, cercando d'indovinare il mistero di quelle ruote e di quei congegni, che funzionavano con tanta precisione, da continuare per delle giornate a dargli stampati, e tutti uguali, i fogli ch'egli le porgeva bianchi.

Quel fatto che pure vedeva ripetersi cento volte all'ora, lo sorprendeva sempre.

—È un mostro—pensava—ecco, io gli dò della carta bianca da mangiare, ed egli me la rende scritta, e con tante belle cose che poi si spargono per il mondo a seminare il sapere; è come una magìa;—e avrebbe voluto legger tutto quello che stava scritto su quelle pagine, e il suo sogno era di veder smontare una di quelle macchine, e di poter riuscire a combinarla colle sue mani.

Quando il macchinista la faceva fermare per accomodar qualche congegno o per ungerla con un po' d'olio, egli ne osservava tutti i movimenti, si chinava per vederne l'interno, e si arrischiava a domandare qualche spiegazione.

Quando era a casa, pensava sempre alla macchina, ed era felice la
mattina di andare al suo posto; ci si divertiva e gli pareva quasi di
trastullarsi con un balocco, e le voleva bene come se fosse una sua
creatura.

Gigi soffriva nel vederlo lieto e contento sull'alto della macchina, che appena appena si degnava di guardarlo, e quando gli passava vicino gli faceva sempre delle boccacce, oppure cercava di sgualcire i fogli ch'egli teneva ammucchiati accanto a sè, pronti ad essere stampati.

Gigi aveva giurato in cuor suo di rubare il posto all'amico, e sperava di riuscirvi.