—Se non li vedono con questo tempo, con questa nebbia?
—Suonerò il corno.
—Se non lo sentono?
—Speriamo che possano vedere o sentire. Vado, mamma, è l'ora.
Incappucciata nel suo mantello nero con un lampione rosso in una mano e la bandiera nell'altra, uscì, mentre il vento era più impetuoso che mai, e una pioggia gelata tagliava la faccia.
Pierina non si sgomenta per il tempo, il solo pensiero che la preoccupa è che quelli del treno vedano oppure odano i segnali. Il dubbio che le fa battere il cuore, è che con quel tempo non stiano in vedetta, tanto più essendo il treno diretto che non rallenta quasi mai. Sente il fischio in distanza della vaporiera, il suo cuore batte più forte, l'idea che quel lungo treno possa sfracellarsi nel precipizio le mette i brividi, è già in vista, ed essa soffia nel corno con quanto fiato ha in corpo, comincia disperatamente ad agitare la lanterna e la bandiera, ma il treno non rallenta, Pierina grida, si smania, suona più forte, ma il rumore delle carrozze e del vento rende indistinto il suono del corno, e il vapore s'avanza, sempre imperterrito, ed è già a pochi passi dalla fanciulla.
Essa non pensa più al proprio pericolo, s'avvicina, è quasi davanti alla macchina, sta per toccarla, soffia nel corno con tutta la forza dei suoi polmoni, non vede più nulla, le par di sentire come un gran frastuono nelle orecchie, e cade esausta per terra.
Si trovò sollevata dalla madre, la quale non potendo resistere dall'inquietudine, era uscita quando aveva sentito avvicinarsi il treno, e vedendo il pericolo a cui s'era esposta la figlia, sfogava la sua nervosità battendola come quando era bambina.
—Un bel spavento m'hai fatto prendere,—diceva,—non vedi che è stato
un miracolo se non sei stata stritolata; che imprudenza!
Pierina nel vedere il treno fermo, immobile come una gran massa
inerte, rideva e piangeva nello stesso tempo.