Addio, mamma mia; addio, babbo, fra tre o quattro giorni sarò di nuovo con voi, vi racconterò tutto quello che ho goduto, e che sarebbe troppo lungo scrivere, e vi farò vivere della mia vita di questi quindici giorni; la vostra_
ANGIOLINA.
DOPO LA FESTA.
Maria era disperata; dopo la festa di casa Guerini i suoi fratelli erano tanto fuori di sè che non riusciva più a farli studiare; non facevano che parlare del divertimento goduto, delle splendidezze di quella villa. Carlo era infatuato del velocipede, Vittorio della macchina fotografica, e si era proposto di farsene una, sicchè Maria diceva loro chiaro e tondo che dopo una visita di ringraziamento, non sarebbe ritornata tanto spesso a villa Guerini, ma i ragazzi aspettavano Alberto ed Elvira, che avevano promesso di venire ad ascoltare un racconto di Maria.
Aspettavano anche il professore e don Vincenzo, perchè ormai i racconti si leggevano di giorno, in un angolo della corte, sotto un pergolato.
Elisa era impaziente che venissero; intanto si guardava nello specchio per vedere se era ben pettinata e quasi si vergognava della sua casa modesta, del suo giardino, il quale non era che una corte con un po' di piante, e diceva:
—Chissà che cosa diranno i Guerini, loro che hanno una villa così bella!
—Sciocca,—le diceva Maria,—colle tue idee sarai sempre disgraziata; noi non siamo ricchi e non possiamo competere coi nostri vicini; se non si contentano di venire nella nostra casa modesta, rimangano pure nella loro villa. Tu certo nei loro panni sdegneresti di venire da persone modeste come noi.
Elisa rimase tutta avvilita ed andò ad abbracciar la sorella dicendole:
—Non andare in collera, hai ragione, sono troppo ambiziosa, e voglio correggermi; ma non vengono mai,—soggiunse guardando fuori dalla finestra.