AGIDE Oh dolce sposa!…
Il cor mi squarci… Oh quanto il rivederti
mi è gioja,… e pena!… A conservar mia vita,
(ch'io 'l potrei, se il volessi, con la morte
di cittadini assai) l'amor tuo vero
trarmi or solo potria. Ma, il sai, che amarti
piú che la patria mia, donna, nol deggio,
e tu stessa nol vuoi. Me dunque lascia
morire; e tu, serbati in vita; i cari
pegni tu salva, i figli nostri…

AGIZ. Invano
di Leonida al fero odio sottrargli
io tenterei: barbaro padre; appieno
nella prospera sorte ora il conosco;
nell'avversa ingannommi. A me null'arme
riman, che il pianto; egli nol cura: i nostri
figli salvar dalla sua rabbia, o il puote
Sparta con l'armi, o nulla il può.—Ma padre
dovresti almen mostrarti; e, pe' tuoi figli,
serbar tua vita…

AGIDE Oh ciel! qual mai mi porti terribil guerra in questo punto estremo? Amo i figli, e tu il sai: ma, non ben certo è il morir loro; e certo fia, che a rivi dei cittadini scorrerebbe il sangue, s'io di forza mi armassi. E questi, e quelli, son figli miei; ma i cittadini sono di un giusto re figli primieri.—O donna, meglio di me, se sopravviver m'osi, tu puoi salvarli. Quel sublime, a un tempo tenero ardir, con cui seguivi il padre; quello, con cui del mio destin ti eleggi farti or compagna; quell'ardir sia scorta a te, per porre i figli nostri in salvo. Per quanto reo Leonida e crudele esser possa, ei t'è padre: ove i tuoi figli fra tue braccia tu stringa; ove il tuo petto agli innocenti miseri sia scudo; cuor non avrá di trucidarli. Ah! corri, vola al lor fianco, in lor difesa veglia; per essi vivi, o sol con essi muori; che al viver piú, nulla ti sforza allora.

AGIZ. Lassa me!… che farò?… S'io te lasciassi,… serbarmi a forza il duro padre in vita vorria;… qual vita! orba di te… Ma, s'anco vivi ei pur lascia i figli nostri, il trono a lor fia tolto… Ah! morir teco io voglio…

AGIDE Donna, deh! m'odi, e acquetati… Saresti madre or men forte, che giá figlia t'eri? L'ira mia non temevi, il dí che il padre seguivi; e i figli, e il tuo consorte amato per lui lasciavi; or, di quel padre istesso tremerai tu, quando pe' figli il lasci? Fuggir tu puoi con essi: assai grand'arme hai contra lui; la tua virtude: hai mille mezzi a tentar, pria di morire. Ah sposa! te ne scongiuro, tentali; ripiglia l'alto tuo core, e non mi torre il mio, coi non maschi lamenti. Or, deh! vorresti ch'io morissi piangendo? ah! no.—Se degna d'Agide sei, non mi sforzare a cosa che sia d'Agide indegna.

AGIZ. E di qual padre fu indegno mai l'amar suoi figli, il porgli a se medesmo innanzi?

AGIDE Ai figli innanzi la patria va. Sacro il mio sangue ad essa ho da gran tempo; ai nostri figli amati tu dei, s'è d'uopo, il tuo donar: ma prova d'amor ben altro ad essi e a me tu dai, se a lor ti serbi in vita. Ancor può molto, piú che nol pensi, il pianger tuo: la plebe, se Leonida no, pietade avranne; e senza spander sangue, a lei fia lieve porre in salvo i miei figli. In somma, pensa, che, te viva, non muore Agide intero. In volgar donna ammirerei, qual prova d'amore immenso e di valor sublime, il non voler sorvivere al consorte; ma da te spero, e da te chieggio, e il dei d'Agide moglie, ad infelice vita tu dei serbarti, intrepida, pe' figli… Piangendo io 'l chieggo; e ti rimanga in core questo mio pianto… Ah! per te sola al fine, e pe' fanciulli nostri, Agide hai visto lagrimar oggi.

AGIZ. Irrevocabil dunque fia il tuo morir?…

AGIDE La mia innocenza è certa.— Prendi l'ultimo amplesso; e ai cari pegni recalo, in nome mio. Di' lor, ch'io moro per la patria; di' lor, ch'ove al mio seggio pervenissero adulti, altra vendetta non faccian mai della morte del padre, che rinnovar su l'orme sue le leggi del gran Licurgo: e se in ciò pur, com'io, hanno avverso il destin, com'io da forti, nell'alta impresa perdano la vita.

AGIZ. Parlar non posso… Io… di lasciarti…