—Me lasso!… Misero me!… quante mai morti in una aver degg'io?… Dolor qual mai si agguaglia al duol di padre, e di marito?—O Sparta, quanto mi costi!… Eppur, Leonid'anco è padre: in cor grato un presagio accolgo, che alla sua figlia ei donerá i miei figli.— Or basta il pianto.—Al mio morir mi appresso: da re innocente, e da Spartano, io deggio morire… Oh come vien lenta la morte!— Ma un'altra volta, ecco, ch'io strider sento del mio carcer la porta?… e raddoppiarsi odo anca gli urli a queste mura intorno?… Che mai sará?… Chi veggio?
SCENA QUARTA
AGESISTRATA, AGIDE.
AGIDE O madre… Oh cielo!…
AGESIS. Figlio, mancarti all'ultim'uopo mai non ti potea la madre. Io quí ti arreco libertá, di noi degna.—In altra guisa dartela volli; ma quand'era il tempo, ogni mezzo tu stesso a me n'hai tolto.
AGIDE E che? vuoi tu con le spartane grida?…
AGESIS. Sparta invan grida. Il traditor tiranno sí ben munito ha di soldati il loco, che nulla or ponno i fidi nostri: indarno tentan sforzarli; perditor respinti sono, ed inerti, ed avviliti. Innanzi io mi spingeva a' rei soldati in mezzo; fere voci suonavanmi da tergo, per me gridando: «Empj, alla madre ardite tor l'accesso?». Mi vide Anfare allora; loco fe darmi, e quí son tratta.
AGIDE Iniquo!
Te pur fra lacci ei volle. Ahi madre! a quale
rischio inutil per me?…
AGESIS. Rischio? che parli?
Appo il mio figlio, a certa morte io vengo.
Vedine, in prova, il don ch'io reco.
AGIDE Un ferro?— Oh madre vera!—Altro desio, che un ferro, per salvar Sparta, e me sottrarre al colpo d'infame man, non accogliea nel petto: e tu mel rechi? oh gioja!—Or dammi…