SCENA SECONDA
Tigellino.
Certo, se Ottavia or trionfasse, a noi
verria gran danno; ma, Neron mi affida.
Troppo è il suo sdegno; troppa è l'innocenza
d'Ottavia; scampo ella non ha. — Grand'arte
oggi adoprar con esso emmi pur d'uopo:
al suo timor dar nome di consiglio
provido; e fargli, a stima anco dei saggi,
parer giustizia ogni piú ria vendetta. —
Signor del mondo, io ti terrò; sol io
terrotti, e intero. Intimorirti a tempo
e incoraggirti a tempo, a me s'aspetta.
Guai, se vien tolto a te il timor del tutto!
Al mal oprar qual piú ti resta impulso;
qual freno allora al ben oprar ti resta?
SCENA TERZA
Nerone, Tigellino.
Tigel.
Signor, deh, perché dianzi non giungevi?
Udito avresti il singhiozzar di donna,
che troppo t'ama. Aspra battaglia han mosso
nel cor tenero e fido di Poppea
dubbio, temenza, amore. Ah! puoi tu tanto
affligger donna, che cosí t'adora?
Ner.
Cieca ella ognor di gelosia non giusta,
veder non vuole il vero. Amo lei sola...
Tigel.