Mai non l'amai; mi spiacque ognora e increbbe;
ella ebbe ardir di piangere il fratello;
cieca obbedir la torbida Agrippina
la vidi; i suoi scettrati avi nomarmi
spesso la udii: ben son delitti questi;
e bastano. Giá data honne sentenza;
ad eseguirla, il suo venir sol manca.
Roma saprá, ch'ella cessava: ed ecco
qual conto a Roma del mio oprare io debbo.

Tigel.

Signor, tremar per te mi fai. Bollente
plebe affrontar, savio non è. Se giusta
morte puoi darle, or perché vuoi che appaja
vittima sol di tua assoluta voglia?
De' suoi veri delitti in luce trarre
il maggior, non fia 'l meglio? e rea chiarirla,
qual ella è pur, mentre innocente tiensi?

Ner.

Delitti... altri... maggiori?...

Tigel.

A te narrarli
niun uomo ardí: ma, da tacersi sono,
or che da te repudiata a dritto,
piú consorte non t'è? Stavasi in corte
l'indegna ancora; e dividea pur teco
talamo, e soglio; e si usurpava ancora
gli omaggi a donna imperíal dovuti;
quando giá in cor fatta ella s'era vile
piú d'ogni vil rea femmina; quand'era
giá entrato in suo pensiero e il nobil sangue,
e il suo onore, e se stessa, e i suoi regj avi
prostituire a citarista infame,
ch'ella adocchiando andava...

Ner.

Oh infamia! Oh ardire!...

Tigel.