Or, Tigellino, vanne;
miei comandi eseguisci: — e tu, ricalca
l'orme tue stesse; Ottavia incontra, e dille,
ch'io solo quí sola l'aspetto.
SCENA QUINTA
Nerone.
È rea
Ottavia assai; qual dubbio v'ha? sol duolmi
che a convincerla primo io non pensai.
E fia pur ver, ch'altri ad apprender abbia
mezzi a Neron per atterrar nemico? —
Ma presso è il giorno, ove, a disfar chi abborro,
non fia mestier che dal mio soglio un cenno.
SCENA SESTA
Nerone, Ottavia.
Ottav.
Tra 'l fero orror di tenebrosa notte,
cinta d'armate guardie, trar mi veggo
in questa reggia stessa, onde, ha due lune,
sveller mi vidi a viva forza. Or, lice
ch'io la cagione al mio signor ne chiegga?
Ner.
— Ad alto fine in marital legame
c'ebber congiunti i genitori nostri
fin da' piú teneri anni. Ognora poscia
docil non t'ebbi al mio volere in opre,
quanto in parole: assai gran tempo io 'l volli
soffrir; piú forse anco il soffria, se madre
di regal prole numerosa e bella
fossi tu stata almeno; ond'io ne avessi
ristoro alcun di affanni tanti. Invano
io lo sperai; sterile pianta, il trono
per te d'eredi orbo restava; e tolto
m'era, per te, di padre il dolce nome.
Ti repudiai perciò.