Temerlo assai tu dei,
se non fai che Neron per se ne tremi.
Osa pur, osa; il freno sol che avanza,
togli a Neron; ne proverai tu prima
i tristi effetti. Inutil tutto è il sangue,
che alle fatali nozze tue fu sparso,
se aggiunger v'osi oggi d'Ottavia il sangue.
Mira Agrippina: ella il feroce figlio
amava sí, ma il conoscea; né il volle
mai dall'angoscia del rival fratello
liberar, mai. Sua feritade accorta
prevalse poscia; e il rio velen piombava
all'infelice giovinetto in seno.
Vana fu l'arte della madre; e il fio
tosto ella stessa ne pagava. Allora
di sangue in sangue errar vieppiú feroce
Neron vedemmo. Ottavia or sola resta,
freno a tal mostro; Ottavia, idol di Roma,
e di Neron terrore. Ottavia togli;
fa, ch'ei di te sia possessor tranquillo,
sazio tosto il vedrai. Cara ei ti tiene,
perché a lui tante uccisíon costasti;
ma se un periglio, anco leggier, gli costi,
spento è l'amore. Allor mercede aspetta,
quella, onde avaro mai Neron non fia;
a chi piú l'ama piú crudel la morte.
Poppea
Ecco Neron; prosiegui.
Seneca
Altro non bramo.
SCENA SECONDA
Nerone, Poppea, Seneca.
Ner.
Perfido; ed osi al mio divieto?...
Poppea