E s'anco il dí pur giunge, ove tu palma
abbi d'Ottavia, e della plebe a un tempo,
odio pur sempre ne trarrai, non poco.
E allor; chi sa? ne incolperesti forse
la misera Poppea. Quel ch'or mi porti
verace amor, chi sa se in odio allora
nol volgeresti, ripentito? Oh cielo!...
A un tal pensier di tema agghiaccio. Ah lungi
io da te morrò pria;... ma intero almeno
cosí il tuo amor ne porto io meco in tomba...

Ner.

Basta omai, basta; in me giá l'ira è troppa...
d'abbandonarmi ogni pensier deponi.
E Roma, e il mondo, e il ciel nol voglian, mia
sarai tu sempre: a te Neron lo giura.

SCENA QUARTA

Tigellino, Nerone, Poppea.

Tigel.

Viva Neron.

Ner.

Gli hai tu dispersi? spenti?
Signor son io di Roma? — E che? tu torni
senza sangue sul brando?

Tigel.