Al trono
compagna e al regal talamo tornarla,
forse?...
Ner.
Tra breve ella in mia reggia riede.
A che rieda, il vedrai. — Saggio fra' saggi,
Seneca, tu giá mio ministro e scorta
a ben piú dubbie, dure, ed incalzanti
necessitá di regno; or, men lusingo,
tu non vorrai da quel di pria diverso
mostrarmiti.
Seneca
Consiglio a me, pur troppo!
chieder tu suoli, allor che in core hai ferma
giá la feral sentenza. Il tuo pensiero
noto or non m'è; ma per Ottavia io tremo,
udendo il parlar tuo.
Ner.
Dimmi; tremavi
quel dí, che tratto a necessaria morte
il suo fratel cadeva? e il dí, che rea
pronunziavi tu stesso la superba
madre mia, che nemica erati fera,
tremavi tu?
Seneca
Che ascolto io mai? l'infame
giorno esecrando rimembrar tu ardisci? — Entro
quel sangue tuo me non bagnai;
tu tel bevesti, io tacqui; è ver, costretto
tacqui; ma fui reo del silenzio, e il sono,
finch'io respiro aura di vita. — Ahi stolto,
ch'io allor credetti, che Neron potria
por fine al sangue col sangue materno!
Veggo ben or, ch'indi ha principio appena. —
Ogni nuova tua strage a me novelli
doni odíosi arreca, onde mi hai carco;
né so perché. Tu mi costringi a torli;
prezzo di sangue alla maligna plebe
parran tuoi doni: ah! li ripiglia; e lascia
a me la stima di me stesso intera.
Ner.