MASSIN. Nuovo martire invan mi dai: va' dirti, ch'io quí ti trassi, e che sottrarten voglio, ad ogni costo, io stesso.
SOFON. A te mi diedi io stessa, il sai; da te mi tolgo io stessa. Funesto a me il comanda alto dovere: ma, da ogni mal sottrarmi, in me son certa, seguitando Siface. Ad esser forte, dunque apprendi or da me. Di Roma è il campo questo: Scipion vi sta; tu, re, vi stai: ed io vi sto, d'Asdrúbal figlia: or dimmi; vuoi forse tu che amar volgar sia il nostro?
MASSIN. Ah! di ben altra fiamma arde il mio core, che non il tuo… Grandezza e gloria e fama, tutto in te sola io pongo… Esser dei mia; pera il mio regno; intero pera il mondo;… tu mia sarai. Perigli omai, né danni, non conosco, né temo. A tutto io presto, fuor che a perderti, sono; e pria…
SOFON. Ti basti d'aver tu sol tutto il mio core… Indegno non ten mostrar… Ma, che dich'io? la vista, la sola vista di Siface inerme, vinto, e cattivo, eppur sereno e forte, fia bastante a tornarti ora in te stesso.
MASSIN. Misero me!… Se almen potessi io solo!… Ma, di voi non son io men generoso; ben altro amante io sono: e nobil prova darne mi appresto…
SOFON. Ecco Siface.
MASSIN. —Udirmi anch'ei potrá; né di spregiarmi ardire avrete voi.
SCENA QUARTA
SIFACE, SOFONISBA, MASSINISSA.
MASSIN. Siface, al tuo cospetto or si appresenta il tuo mortal nemico; ma in tale stato il vedi, ch'ei non merta nullo tuo sdegno omai.