Martino si strinse nelle spalle.

—Non saprei che cosa dirvi. Sarà certo da qualche casigliano a riscuoter l'affitto. Potete andar cercando di lui su per tutti i piani della casa.

Il villano s'avviava per partire, quando messer Agapito, che dal punto in cui quegli era entrato, l'osservava attentamente e con una certa sorpresa, s'alzò ratto, e fece un gesto per arrestarlo.

—Un momento, diss'egli. O io mi sbaglio, o vi conosco, brav'uomo.

—Può darsi: rispose il contadino volgendo la faccia e lo sguardo verso lo speziale.—To', esclamò egli a sua volta, appena ebbe veduto i lineamenti di costui: ella è messer Agapito.

—Bravo! E voi siete l'ortolano Matteo.

—Per l'appunto.

Agapito tese verso il contadino la sua tabacchiera aperta.

—Evviva! Mi fa molto piacere il vedervi. È un secolo che non ci siamo trovati…. E voi come la va? E la vostra famiglia? E dove state? Già siete sempre al paese, non è vero?… Che cosa c'è di nuovo per colà?… E che buon vento vi mena da queste parti?

Matteo, fra tante domande, pensò bene di non rispondere che ad una sola.