—È il ritratto d'una giovine signora che ho conosciuto assai, e che da più di tre anni è sparita, senza che se ne sapessero più notizie nessune.

—Sparita!… Davvero…. Diavolo! diavolo!

Ma Rosina in quella con impazienza:

—Eh? che cosa mi viene, adesso a dare la volta alla frittata con quello spegazzo?

Marone con vivo interesse di curiosità, non abbadando alla donna, si rifaceva a domandare:

—E il nome? Potrebbe dirmene il nome?

—Certo che sì. La nasceva Balma e s'era sposata al capitano Orsacchio… Un vecchio scellerato, quello lì, che se mai mi capitasse nelle mani, io che non sono buono a far male ad una mosca, vorrei pur tuttavia conciare per bene… E di nome di battesimo la si chiamava Gina.

—Ah, Gina?… Cospetto… Ed è sparita da tre anni?… Oh, oh!

—Signor Marone: disse Antonio con una agitazione che non cercava menomamente nascondere. Ella conosce quella donna? Ella ne sa qualche cosa? Per carità, se così è, non mi nasconda nulla… Per la memoria del mio buon Adolfo, per la pietà che quella povera infelice deve ispirare a tutti che abbiano un cuore, in nome della carità la prego e scongiuro a dirmi tutto, e facesse Iddio che le sue parole mi potessero mettere sulle traccie di quella sventurata.

Ma qui ecco la Rosina risaltare in mezzo con una nuova inquietudine ed una nuova collera.