— Deo gratias! Disse in quel punto alle spalle dei nostri personaggi una voce nasale da frate zoccolante.
Era messer Nariccia che arrivava sollecito e con un occhio guardava indignato Paolina, mentre coll'altro fissava la faccia fresca del gesuita.
— Siete qui, messere: disse Bonaventura sorridendo al nuovo venuto. Temevo già che foste per mancare a servirmi la messa.
— Oh mai, mai! Figuratevi se voglio perdere tal favore. Sapete che questo è anche il mio giorno di confessione.
La presenza del suo padron di casa aveva prima fatto tremar Paolina, poi datole risoluzione. S'ella lasciava sfuggire quell'occasione in cui Nariccia avendo da accostarsi al sacramento della confessione avrebbe più facilmente ceduto alle esortazioni del gesuita, quando questi si decidesse di fargliene in favore della povera famiglia, mai più non si sarebbe presentato un caso tanto favorevole.
La misera donna ardì adunque fare ancora un passo verso il gesuita, e disse con infinita supplicazione nell'accento, stringendo insieme le mani:
— Oh per carità, padre Bonaventura, mi ascolti un momento.
— Subito?
— Sì, Padre; sono due sole parole.
— Ma due sole in verità?