Il poliziotto pensò fare ancora uno sperimento.
— Ah! Ora me n'è venuto in mente il nome: esclamò egli. Si chiama il dottor Quercia.
La portinaia tornò a riflettere un momentino e poi rispose:
— Non lo conosco davvero; non l'ho mai sentito a menzionare.
Barnaba soggiunse:
— È amico dell'avvocato Benda. Glie l'ho visto insieme più volte.
— Allora forse mio marito che è portiere alla casa Benda saprebbe dirgliene qualche cosa.
— Lei non lo vede mai suo marito?
— Una volta ogni morte di vescovo..... e non cerco di più sicuramente. Un villanzone manesco che quando è in collera usa certi argomenti per aver ragione..... E non c'è verso di parlargli senza farlo andare in collera. Avrebbe avuto bisogno di aver per moglie un ceppo di legno e non una donna viva. Con lui avrei dovuto tagliarmi la lingua, cucirmi la bocca e vivere come una mummia..... Basta! Una buona ispirazione glie ne venne, sono già anni parecchi, d'andarsene egli pei fatti suoi e di lasciar me ai miei. È tornato al servizio dei Benda, dove era già stato fin da giovinotto. Ha una divozione per quella famiglia, che la sommission del cane pel suo padrone non gli è nulla.
L'agente della polizia che non aveva più cosa alcuna da spillare alle ciancie di monna Ghita, troncò lì il discorso, salutandola ed augurandole la felice notte con mille ringraziamenti, ed uscito di quella casa, s'avviò di buon passo verso Piazza Castello.