— Io credo che potremmo averle compiute queste novelle, se le cercassimo presso il dott. Quercia.

— Ecco la vostra idea fissa!

— È un istinto della verità. Non ho ancora nessuna prova positiva da poterlo stabilire; ma io penso, ma io sento che il medichino ed il dottor Quercia sono una medesima persona. E stassera medesima ne ho avuto un altro indizio.

Il Commissario guardò fisamente Barnaba a suo modo.

— Quale? domandò egli più breve e più imperativo.

— Le ho detto che nella camera riposta dell'osteria m'incontrai con un cotale non ancora veduto mai. Or bene, più tardi questo medesimo individuo io vidi sotto l'atrio del palazzo dell'Accademia Filarmonica tosto dopo che era passata la Corte; il dottor Quercia entrava giusto in quel momento, e il mio sconosciuto — allora era ancora tale per me, ora non lo è più — nel vedere il dottore fece un atto di conoscenza e pronunziò alcune parole cui non potei intendere ed alle quali il dottore mostrò di non badar punto.

— Sì, disse il signor Tofi: in codesto c'è un principio di indizio, ma così vago che non vi ci possiamo appoggiare per nulla imprendere.

— Ah! se Ella volesse far arrestare quel signor dottore!....

— Sarebbe forse un buon consiglio. Ma egli ha delle potenti raccomandazioni. Che cosa non direbbe il conte di Staffarda? e il conte San-Luca e il marchesino di Baldissero, che lo trattano da amico? Se noi non potessimo stabilir nulla di positivo a suo carico, avremmo torto e ci guadagneremmo il danno e la beffa. Piuttosto converrebbe sorvegliare quel tale che incontraste nella bettola, e che mostrò poi di essere in relazione col dottore. Voi avete detto che ora esso non vi è più sconosciuto.

— No signore, rispose Barnaba. Lo stesso pensiero che Ella ora manifesta, venne a me di presente, e determinai tosto cercar di scoprire alcuna cosa de' fatti di quel tale; ed ecco il risultamento delle mie indagini. Esso chiamasi Maurilio Nulla, abita in via ***, al num. 7, piano 4º, in casa d'un cotal pittore Antonio Vanardi, e fa lo scrivano pubblico.