Qui il medichino fe' cenno tacessero tutti ch'egli era a voler parlare. Gli fu prestata da quel fior di galantuomini una sollecita attenzione.
— Le parole di Graffigna, diss'egli, hanno il loro valore; ma credete voi che quelle osservazioni ed obiezioni io non me le sia fatte fin da prima che ho concepito questo mio disegno e che ho risoluto di metterlo in atto? Le ho meditate e discusse meco stesso, le ho pesate una per una; e se mi sono deciso dopo ciò a tentare la impresa — imperocchè sappiate che tutto oramai è disposto — gli è perchè ho trovato buone ragioni a combatterle, valevoli rimedii ad antivenire ed impedire quei danni. Questa nostra associazione, non lo dico per vantarmi, ma per amor della verità cui conviene qui accertare, se arrivò al grado di potenza e di prosperità al quale si trova, lo deve per la maggior parte a me: ora come potreste voi credere che io fossi tanto poco sollecito dell'opera mia da comprometterla con leggerezza ed esporla a facili sconfitte? No, compagni miei, non credetemi nè sì cieco, nè sì incauto, nè sì colpevole, perchè codesta sarebbe una vera colpa. Se io ho pensato di far della nostra cocca la molla principale della rivoluzione che voglio suscitare, la parte direttiva e quella perciò che ci avesse poscia il profitto migliore, ho pensato eziandio a cingerla ed avvalorarla della forza di molti altri complici che senza saperlo, credendo anzi muoversi per proprio interesse, lavorassero ad esclusivo di lei vantaggio, e in mezzo ai quali la cocca medesima sparisse nascosta, come la forza segreta che anima l'organismo vivente, cui nessuno può afferrare, per venire a galla soltanto allora che il trionfo le desse l'opportunità di saltar fuori ed afferrare la preda. Credete voi forse che questo sia un progetto sbocciato d'improvviso nel mio cervello, e voluto attuare colla foga del primo trasporto dell'immaginazione che non tien conto degli ostacoli? No; così non è. Questo progetto gli è da anni ed anni che io lo vo rivolgendo meco stesso nella mente; gli è da anni ed anni che s'è impadronito di tutto l'esser mio e che mi comparisce sotto ogni sua faccia e che mi s'impone colla sequela delle sue difficoltà per far travagliarsi il mio spirito a meditarle e sciorle l'una dopo l'altra: gli è fino dalla mia adolescenza, quando, affacciatomi appena alla soglia della vita, vidi così iniquamente distribuite le parti nel mondo, e in quel tirannico ordinamento non un posto per me... Quando le circostanze, i miei bisogni, le mie passioni mi gettarono in mezzo a voi, — ve lo confesso aperto — io mi vi diedi tutto, perchè all'anima mia era balenata di subito la speranza che questo sarebbe stato un saldo punto d'appoggio per quella leva ch'io voleva muovere a scuotere e rovesciare l'ingiusto assetto sociale presente: quando la mia audacia e la forza della mia volontà mi fecero vostro capo, giudicai che la sorte voleva darmi l'eccelsa contentezza di effettuare il mio sogno. Avevo già incominciato l'opera in umili e ristrette proporzioni; la continuai con più ardire, con più speranza, con più mezzi in un più vasto ambito, con più certi e più ampi successi.
«Nel mondo oltre i nostri, ci sono altri odii, altre ambizioni, altre passioni che imprecano alla società attuale e la vorrebbero modificata a loro profitto e ne minacciano alcuna parte. Non è solo qui da noi che ci sono poveri che soffrono, e ricchi che vivono empiamente del sudore del popolo; pensai che lo scoppio dell'ira dei pezzenti negli altri paesi potesse aiutarsi, eccitarsi, combinarsi per venire in soccorso e assicurare il trionfo del nostro. Avvisai che noi potevamo sfruttare eziandio e il maltalento e le invidie del ceto medio che altrove, mercè la ricchezza, è arrivato già alla cima della scala e qui è tenuto basso dai privilegi accordati dalla monarchia assoluta alla nobiltà, gli sdegni e le aspirazioni delle intelligenze ora soffocate, le ambizioni di coloro che si accorgono d'essere schiavi perchè non son essi a comandare, le generose follie di chi, volendo avere una patria, vorrebbe costituire dell'Italia una nazione indipendente dallo straniero. Tutto questo ho raggruppato insieme e dei varii, molteplici fili, tengo i capi nella mia mano.
«Domenica ventura — date ben retta — fra pochi giorni adunque, domenica, di sera, quando piene affatto le tenebre la gran lotta ha da incominciare. Giovani dalla fantasia accesa e dal cuore in cui batte un sangue concitato, studenti, artisti, commercianti, insorgeranno armati nel nome della patria e della libertà; noi da nostra parte lancieremo nelle strade le scure e torbide legioni della miseria che grideranno «abbiamo fame e vogliamo del pane e dell'oro.» Quelli assaliranno l'arsenale, le caserme, le dimore delle autorità, — anche della prima di tutte: questi — i nostri — si precipiteranno sulle case e sui forzieri dei ricchi. Le truppe saranno occupate dalla rivoluzione politica, noi avremo il campo libero, ed il saccheggio sicuro.»
Pronunciò queste due ultime parole con accento spiccato, con espressione tentatrice come l'iniquo soffio del demone, con isguardi lucenti di passione profonda. Tutti i suoi uditori si riscossero, fin anco Stracciaferro, che levò dalle palme delle sue manaccie il suo volto animalesco e mostrò un lampo d'intelligenza nelle sue pupille offuscate.
— Ah sì, il saccheggio: grugnì egli a suo modo colla voce rauca e avvinazzata: questo mi va.
— Il popolo avrà delle armi: i nostri che faranno da capi alle turbe saranno più armati degli altri. Abbiamo oltre alle armi materiali quella morale più potente di tutte, il danaro. Pagheremo se non tutti una gran parte degli operai perchè facciano causa comune con noi contro i loro padroni. Più ancora del danaro possono in essi le ragioni e le idee che da tempo ho procurato si spargessero fra di loro.
Qui il direttore della casa di commissioni fece un lieve cenno che pareva significare aver egli alcuna cosa da dire.
— Parlate pure, gli disse il medichino interrompendosi.
— Voglio dire, poichè Lei me lo permette, che da questo lato le cose camminano il meglio che si possa desiderare. Dietro suoi ordini e secondo le sue istruzioni, ho continuato ad agire e far agire sì direttamente che indirettamente sui principali operai di tutte le officine.