Poi chinò lievemente la testa in una specie di saluto.

— Attendo quel manoscritto, marchese: soggiunse come per ultime parole di commiato.

Ma Baldissero pur facendo un profondo inchino, non accennò partire.

— Supplico ancora un istante d'udienza da V. M. È un'altra grazia che ho da domandarle.

— Quale? Interrogò Carlo Alberto atteggiandosi a quella mossa naturalmente dignitosa, che dava tanta imponenza alla sua persona.

— Il cavaliere d'Azeglio chiede di essere ricevuto da V. M.

— Ah! Massimo? domandò il Re con qualche maggiore interesse di quello che mostrasse ordinariamente.

— Sì Maestà.

Carlo Alberto, come sempre, indugiò alquanto a dare la risposta. Il suo sguardo incerto pareva andar vagando traverso i cristalli tersissimi della finestra sulla sottoposta Piazza Reale, in cui erano soltanto i lavoratori che spazzavano la neve, e più in là nella vasta Piazza Castello dove rarissimi e frettolosi i passeggieri sotto al lento fioccare della neve che continuava.

— Può dire al cav. D'Azeglio, disse poi, come per determinazione subitamente presa, che lo riceverò domani mattina alle sei.