«Ora qui si trovano in accordo due principalissimi elementi: l'interesse che ha la comune associazione che le si crescano generazioni meglio capaci di conferire al bene comune mediante l'istruzione, ed il diritto che ha ciascun individuo, quando non può ancora da sè provvedere alle cose sue, che siccome si procura la soddisfazione de' suoi bisogni fisici, gli si fornisca eziandio quel capitale di cognizioni onde avranno ad avere soddisfacimento di poi i suoi bisogni intellettivi e morali. L'obbligo adunque dell'istruzione non s'impone all'individuo su se medesimo, quando capace di giudicare e volere, ma s'impone ai padri che debbono ancora volere e giudicare pei figli.
«La libertà dei padri rimane ella lesa? No. Hanno essi diritto i padri di decidere e volere che i loro figliuoli rimangano nel lezzo dell'ignoranza? Questa loro libertà eccede i limiti in cui si deve muovere, perchè offende il diritto ingenito che ha il figliuolo all'alimentazione dello spirito, pari a quello che reca seco nascendo all'alimentazione del corpo. Se un padre rifiuta di provvedere il cibo a' suoi figli, lo si punisce — ed a ragione —; se non sa non può procurarglielo sottentra l'azione sociale a sostituirlo. Così dev'essere del cibo dello spirito.
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«La plebe può quasi ancora paragonarsi alla fanciullezza[2]. Come tale non avrebbe ella il diritto di essere illuminata, anche con qualche costrizione? Se si mettessero obbligatorie per l'operaio le scuole serali degli adulti, per esempio?... Ma no; beneficia invitis non conferuntur, dissero i Romani; si lasci pure all'operaio già cresciuto la libertà di andare piuttosto all'osteria la sera che non alla scuola; ma questa scuola frattanto ci sia, perchè, dove lo voglia, egli vi si possa recare.
«Scuole obbligatorie per tutti indistintamente i fanciulli; scuole facoltative per gli operai adulti. Va benissimo: ma chi le pagherà tutte codeste scuole?
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«Gli enti naturali che hanno la loro ragione di esistere superiormente alla legge sociale sono due: l'individuo e la famiglia. È legge di natura che l'individuo per isvilupparsi abbia bisogno della famiglia: questa è la ganga da cui si sprigionerà il metallo della persona individuale. Una famiglia rudimentale hanno anche i bruti: colla comparsa della ragione nell'umanità essa doveva progredire in nuova e più perfetta costituzione colla sanzione di più spiccati e maggiori doveri e diritti nei due termini che la compongono: la paternità e la figliuolanza.
«Ma quella prima agglomerazione d'individualità che è la famiglia, è ancora molto debole in faccia alla natura che impone ad ogni suo organismo vivente la lotta per l'esistenza. I comuni pericoli costringono parecchie famiglie ad unirsi in vincolo di comune difesa: d'altronde la famiglia è una sorgente feconda di altre famiglie, dal tronco si slanciano varii e molteplici rami e tutti rimangono uniti da una comunanza di bisogni, d'interessi e d'affetti. È la prima associazione che non impone più la natura medesima direttamente e inevitabilmente. Intravviene un fatto sociale. L'uomo ha dedotto delle conseguenze dalle premesse delle sue condizioni, dalla sociabilità messa in lui virtualmente, da quello che ha imparato dall'esperienza. È fatto un passo immenso nella civiltà: è creato il Comune, la vera unità dell'associazione politica, la base d'ogni esistenza collettiva di popolo.
«Più tardi la progrediente vita sociale creerà dei bisogni a cui provvedere, dei pericoli a cui riparare, non basterà più da solo il Comune. Si sente da essi l'utilità di consociarsi in parecchi affine di accrescere le loro forze, i loro mezzi d'azione, la loro difesa. È nato lo Stato, o per dir meglio il concetto del medesimo si è staccato da quello del Comune con cui prima si confondeva, e s'è visto in esso qualche cosa di più comprensivo, una somma di rapporti di più lata e diversa natura.
«Finchè lo Stato rimase piccolo bastò che trammezzasse fra lui e la famiglia il Comune; ma il movimento del progresso politico si è finora disegnato di guisa da volere ed effettuare via via sempre più grandi agglomerazioni di popoli, prima empiricamente, senza regola direttiva, per la violenza della spada, per l'ambizione d'un despota o d'un popolo conquistatore; da ultimo, dopo la rivoluzione francese, dietro una specie di norma nelle condizioni geografiche ed etnografiche, con la legge d'un nuovo diritto, quello delle nazionalità; alla costituzione ed al compimento delle quali è chiaro per me che l'umanità cammina senza possibil riparo nel presente secolo, nella continuante evoluzione, nello sviluppo dei germi posti dal gran cataclisma europeo di cui fu stromento il più efficace la Francia.