— Scacciato come un servo inutile od infedele, ti dico: ripetè Barnaba dando alla sua fisionomia tutte le sembianze d'un'ira e di un dolore che in realtà non aveva da far molto sforzo nè impiegar molta arte per fingere.

Ma in Pelone, che a prima giunta era stato preso dalla sorpresa della meraviglia soltanto, erano ora entrati il sospetto e la diffidenza.

— Uhm! diss'egli fra sè: adagio Biagio; qui c'è qualche tranello...

Tossì per due minuti di seguito affine di non aver da parlare, e intanto fissò ben bene quel suo sguardo affondato nella faccia dell'interlocutore; non potè a niun modo penetrare in costui, al di là di quella sembianza esteriore, maschera o verità che fosse, cui mostrava nell'espressione del viso.

— Ma come!... Ma perchè successe egli codesto? domandò poscia Pelone quand'ebbe finito di tossire.

— Come? rispose con amarissima ironia il poliziotto. Perchè? Nella più semplice maniera e per la più legittima ragione del mondo. V'è per costà un'illustre cortigiana venuta su dal fango del trivio alla suntuosità d'un appartamento di primo piano, grazie alla corruttela di ricchi e potenti viziosi, fra cui primo un principotto dal cervello di passero e dal cuore di lucertola.....

— Oh oh! esclamò scandolezzato Pelone; messer Barnaba, come parlate voi?

E intanto il furbo di bettoliere pensava:

— Questo è un tranello, gli è certo; in guardia. Pelone!

Barnaba da canto suo ficcò lo sguardo entro le affondate occhiaie dell'oste.