Don Venanzio aveva di nuovo nella sua fisionomia da galantuomo un'espressione di scontentezza:

— Io non me no intendo bene, diss'egli, ma questo non mi pare un lavoro serio.

— Seriissimo: rispose Gian-Luigi: perchè è quello che frutta di più.

— E onesto? soggiunse il prete.

— Certo! Il signor Bancone e i pari suoi sono gli uomini più stimati del mondo.

Don Venanzio si curvò nelle spalle.

— Sarà, conchiuse, ma io preferirei vederti medico nel nostro villaggio, guadagnar poco e far molto bene a quella povera gente.

Gian-Luigi interruppe vivamente con una strana intonazione nella voce:

— Oh di far bene alla povera gente io mi occupo di molto, e non solo alla povera gente del villaggio dove fui allevato, ma a tutta quella delle nostre contrade, e non negli angusti limiti soltanto che sono concessi ad un povero medico di campagna, ma in quelli fra cui spazia l'azione di un governo.

Don Venanzio guardava il giovane con tanto di occhi.