Gian-Luigi guardò Maurilio negli occhi di una strana maniera, come se volesse penetrargli nell'anima.

— Sei un essere originale tu!... Che vuoi andare a fare colaggiù?... Mentre ti si apre a larghi battenti la porta del palazzo incantato dove t'aspettano gli splendori della vita, tu scappi a rintanarti nello squallido tugurio che non ti ricorda se non privazioni, stenti e miseria. Tu hai conservato amore a quello sciagurato paese in cui vivono più sciagurati esseri in sciaguratissime condizioni! È un mistero psicologico che non arrivo a spiegarmi. Per me quella terra, quelle miserabili casipole, quelle desolate campagne non rappresentano che una somma di rabbie, di vergogne, d'affanni. Odio tutto questo, come odio le mie condizioni.

Pose di nuovo una mano sulla spalla del suo compagno.

— Ma tu hai pure un'ambizione che cova sotto quel tuo vasto cranio bernoccoluto... Quale? Avrai tu penetrato nell'intimo della mia anima, senza che io abbia potuto leggere pur una parola nel libro chiuso della tua? Che cerchi tu nella vita? Che pensi? Che tenti? Ora che la sorte mette a tua disposizione mezzi efficaci e potenti, che opera ti vuoi tu imporre, a qual fine usarli, verso qual meta intendi camminare?

Maurilio si sottrasse al tocco della mano di Gian-Luigi, se ne discostò di alcuni passi ed affondando nelle sue manaccie grossolane la sua testa dalle irte chiome, esclamò con una specie di sgomento:

— Non so..... non so nulla di me..... Sono ore tremende queste mie, in cui mi affanno a cercar me stesso... e non mi trovo.

In questa il colloquio dei due giovani fu interrotto dall'arrivo, come già abbiam visto, del signor Defasi e di Andrea, e pochi minuti dopo Gian-Luigi, acconsentendo alla preghiera fattagli dai due nuovi venuti, usciva con loro per tentar di ricuperare il cadavere di Paolina, mentre Maurilio rientrava nel palazzo Baldissero, donde poco dopo, senza aver rivisto altri che il marchese, partivasi con Don Venanzio alla volta del villaggio. Andremo a raggiungervelo fra poco: per ora teniam dietro, se vi piace, allo sciagurato Gian-Luigi, la cui buona stella sta per tramontare, e di cui vengono a precipitare la sorte fatali circostanze ed inattesi avvenimenti.

Parlando egli a chi si doveva per ottenere facoltà di ritirare dal gabinetto anatomico il corpo della Paolina, Quercia udì da quel medico esclamare, poichè la chiesta licenza fu accordata:

— Ah! v'è da ier sera nella griglia[1] un bellissimo soggetto, che potrebbe vantaggiosamente rimpiazzare questo che le abbandoniamo.

Gian-Luigi, senza pur saperne il perchè, provò una scossa, e domandò con istrano interesse: