Ma frattanto, appena divulgatasi per Torino la notizia del ratto d'Aurora, un altro erasi presentato al marchese padre, per assumere questa parte di vendicatore. Era un giovane gentiluomo, il conte di Castelletto, amico del fratello d'Aurora, che non aveva nascosto un rispettoso amore per quest'essa, che fra i nemici di Valpetrosa contava quindi per primo, cui tutte le condizioni di famiglia, di fortuna, d'età facevano degno sposo della fanciulla, e che quindi nella società aristocratica era già da tempo considerato come il futuro marito di madamigella di Baldissero. Chiesto un colloquio da solo a solo col marchese, ed intromesso alla superba presenza di costui nel suo riposto gabinetto, il giovane, senza preamboli, colla franchezza di un carattere schietto ed impetuoso, coll'accento di chi ha preparate e studiate le precise parole da dirsi, così parlò:

— Signor marchese, io amava immensamente — l'amo tuttavia — madamigella Aurora; non posso permettere che l'infame suo rapitore goda del suo delitto, respiri ancora in questo mondo. Ella può — deve contentarsi di punirlo colla sua maledizione e col suo disprezzo; non io: nè s'acqueterebbe pure suo figlio se qui fosse. Ho la superbia di credere che nessun altro ne può prender le veci, può aspirare a sostituirlo, meglio di me. Sono dunque venuto a pregarla, per l'amicizia che mi lega a suo figlio, per l'amore che nutro verso quella infelice, di volermi permettere che io mi consideri come della famiglia e prenda il desiderato incarico della sua vendetta.

Il marchese lo guardò un poco in silenzio con quel suo superbo cipiglio quasi ostile; poi rispianò le rughe della fronte, ed abbozzato un suo cotal sorriso pieno di orgoglio, rispose tendendo al conte di Castelletto la mano:

— La ringrazio; ma la famiglia di Baldissero non ha ancora, grazie a Dio, bisogno alcuno che uno a lei estraneo ne pigli le difese e ne compia i doveri. Ho scritto a mio figlio e senza aspettare altra risposta, confido che verrà, partitosi di Madrid a volta di corriere. Se mio figlio mancasse, cosa che io credo impossibile, gli anni non hanno tuttavia così logorato il mio corpo da non poter io stesso compiere quel che si deve.

E siccome Castelletto s'inchinava con una certa penosa mortificazione, il marchese soggiunse con maggiore e quasi domestici espansione:

— Terrò tuttavia conto della sua offerta. Mio figlio avrà bisogno di compagni nella sua impresa; ed Ella, conte, sarà senza fallo uno di questi.

Pochi giorni dopo, viaggiando in posta, senza riposo, e facendo premura ai postiglioni con ogni fatta sollecitazioni e generose mancie, giunse a Torino il fratello d'Aurora, afflitto, sdegnato, pieno di cordoglio verso la sorella, di odio e di furore verso l'antico amico Valpetrosa.

I discorsi col padre non furono molto lunghi nè molto precisi; ma si capirono ciò nulla meno i due Baldissero. Non si aspettava più, perchè il figliuolo corresse a raggiungere il seduttore, se non le esatte informazioni dalla Polizia del luogo dove quell'infame, secondo essi lo appellavano, si fosse rimpiattato. Ma già fin d'allora era cosa usuale che la Polizia non riuscisse a saper bene cosa nessuna che importasse davvero.

Valpetrosa aveva le mille ragioni per nascondersi, fra cui era eziandio, se non la principale, non delle ultime nemmanco, quella del ratto della nobile ragazza torinese. Principalissima poi fra codeste ragioni era la congiura politica, di cui egli era uno dei capi. Avvisato da quei personaggi autorevoli, da cui egli aveva avute le efficaci commendatizie per Torino, che il Governo austriaco era in sospetto della cospirazione e stava per mettere la mano su alcuni fra i più compromessi di cui gli era uno; Valpetrosa, consigliato a fuggirsi e non volendo ciò fare e per non essere lontano al momento dell'insurrezione ch'egli sperava possibile e prossima, e perchè sua moglie in uno stato già inoltrato di gravidanza non avrebbe potuto sostenere il viaggio, ed egli non voleva separarsene; Valpetrosa, dico, fece correr voce della sua partenza e nascose il suo domestico focolare e sè stesso in un rimoto quartiere, presso fidatissimi amici, dove nessuno mai sarebbe riuscito a scoprirlo.

La Polizia adunque fece sapere ai Baldissero che quel cotal individuo, nominato Maurilio Valpetrosa, stato a Milano un po' di tempo, erasi poscia partito di là e fuggito in Isvizzera, dove non si sapeva bene in qual città avesse riparato.