— Sì: è pronto a battersi contro chicchessiasi gli lasci pervenire all'orecchio una di quelle infamie che si susurrano dietro il ventaglio; ma lo scandalo d'un duello non rimedierebbe nulla; e quelle infamie sono troppo codarde per osare venirci assalire di fronte.... Ah padre mio, non c'è riparo: io sono perduta.

L'accento con cui l'infelice diceva tali parole era straziante, e pur tuttavia il suo sorriso non cessava di rallegrare le sue labbra, e le sue sembianze continuavano a mostrare la maschera d'una lieta tranquillità. In siffatto contrasto eravi qualche cosa di più penoso e di più commovente che non nelle ordinarie manifestazioni del dolore e della disperazione.

— Ma corpo del diavolo!... (L'animo del degno barone Intendente generale era così turbato che invece delle solite eleganti parole esclamative in francese, si lasciò scappare questa plebea imprecazione.) Posso io sapere finalmente che cosa sia succeduto?

Candida, con infinita passione dell'animo, ma in mezzo a due risatine, come se contasse a suo padre in un allegro colloquio il più piacevole aneddoto, disse con voce che appena fa udita dal barone, il quale curvò verso di lei l'orecchia:

— Hai tu sentito parlare dell'arresto del dottor Quercia?

— Giusto! esclamò il padre. Volevo dirtene un motto. Ce drôle-là, mi pare che tu lo conoscevi.

Candida pose di nuovo una mano sul braccio di suo padre e fissò negli occhi di lui uno sguardo che diceva un'infinità di cose: ma questa volta non ebbe più la forza di ridere nè pur di sorridere.

— Il mondo, susurrò ella, lo dice mio amico.

La Cappa sussultò sul divano.

— Ah diable!