Un'idea le venne, quasi un'ispirazione, staccò dal capoletto il rosario d'agata di sua madre, cui aveva portato seco e lo passò al collo del neonato, come volendo porlo con ciò sotto l'immediata protezione di quell'anima benedetta.

— Questo rosario, soggiunse, ti sia, o Maurilio, come un sacrosanto talismano. Tu non avrai a lasciarlo più nella tua vita.... Ricordatene anche tu, Eugenia, e s'io morissi, lo dirai tu a mio figlio: «quella è la memoria di tua madre, serbala cara come un pegno dell'amor suo.»

In questo frattempo, nella camera vicina Nariccia e Padre Bonaventura riuscivano senza troppi sforzi, colla promessa d'una somma in di più di quelle già stipulate, a trarre complice al loro proposito la Modestina. Bene pareva dapprima a costei troppo crudel cosa quella che le veniva proposta a danno della sua padrona; ella aveva sì immaginato che quel figliuolo d'un matrimonio odiato e disprezzato dal marchese sarebbe tenuto lontano dalla nobile famiglia ed aveva anzi contato che ella stessa potrebbe fare dei buoni guadagni in proposito, dando come nutrice al bambino l'Eugenia che fra pochi mesi sarebbe stata madre ancor essa e facendosi accettare lei medesima come allevatrice e custode di esso: mai più non avrebbe creduto che quell'innocente bambino fosse gettato fra i trovatelli e che essa a codesto avesse da por mano; ma quella certa somma che ho detto vinse ogni scrupolo.

La sorte volle favorire essa medesima gli empi disegni orditi a danno del figliuolo di Valpetrosa: una violentissima febbre sopravvenuta ad Aurora, pose e tenne in grave pericolo parecchi giorni la vita di lei e la trasse per una settimana affatto fuor di senno. Nariccia pensò opportunissima l'occasione di fare sparire il bambino. Modestina essa medesima lo prese dal letto della madre assalita dal delirio; ma Eugenia, che aveva data pochi giorni prima alla infelice madre la promessa che noi sappiamo, tentò con ogni suo mezzo opporsi all'iniquo ratto. Ebbe essa tutti contro di sè, anche la cognata, e finì per cedere più che all'autorità di Padre Bonaventura, che impiegò tutti i mezzi della sua eloquenza gesuitica a persuaderla, alla promessa d'una somma che le assicurava un boccone di pane per quel tempo in cui la nascita e le prime cure da darsi a quella creatura ch'ella portava nel suo seno le avrebbero impedito di poter lavorare tanto da guadagnarsene.

Nariccia avrebbe egli medesimo recato seco l'infante e dispostone a suo grado, senza che nessun degli altri complici sapesse il come. Eugenia pregò che almanco al collo del bambino si lasciasse il rosario che la madre gli aveva messo, come vedemmo, e che alcun altro segno gli si ponesse per cui poterlo riconoscere poi in quell'ospizio od in quell'altro luogo qualunque in cui l'infelice venisse abbandonato. Modestina entrò facilmente nelle ragioni della cognata; una specie di sentimento superstizioso la persuase che s'ella a quel misero, cui concorreva a rigettar dal seno della famiglia, dèsse alcun mezzo per cui gli fosse possibile poi il rinvenire ancora questa famiglia medesima, diminuirebbe la gravità del suo fallo; pose in un sacchetto fatto appositamente il rosario d'agata, un bottone di livrea che aveva appartenuto a suo marito, domestico un tempo della casa de Meyrand, ed un biglietto, che scrisse ella medesima, per dire a coloro, chiunque si fossero, nelle cui mani capitasse il neonato, qual nome fosse il suo e per raccomandarlo alla loro pietà, e quel sacchetto unì alle fascie onde il bambino era avvolto. Nariccia lo prese con sè tal quale una notte e partissi solo con esso in un legnetto che guidava egli stesso, senza che alcuno mai sapesse a qual parte si dirigesse. Stette assente parecchi giorni e poi tornò presso di Aurora; ma il giorno prima erasi egli presentato al marchese padre ed avevagli detto:

— Tutto è aggiustato.

— Aurora? Aveva domandato il marchese fissando lo sguardo interrogativo sul suo intendente.

— Le nacque un figliuolo.

— E?...

— E questi è sparito.