Gian-Luigi scoppiò in queste orribili parole:
— Ella dunque lascierà suo nipote, il figliuolo di sua sorella salire il patibolo?...
A questa cruda confessione di colpevolezza, Baldissero impallidì ancora di più, ma stette come il Farinata di Dante nell'inferno; Don Venanzio mandò un gemito e levò le mani congiunte al cielo.
— Sì, continuava con impeto Gian-Luigi, cui la emozione di quel gravissimo momento aveva tolto il possesso ch'egli soleva avere della sua volontà e della sua anima; sì, sono un miserabile, perchè ho impegnato la lotta contro la vostra società che mi aveva scacciato dal suo seno e me ne lasciai vincere. Ma di chi la colpa? Perchè m'avete respinto? M'avete cacciato nel fango e mi condannate perchè ne vengo fuori imbrattato!.... Fin dalla nascita io ho recato meco le aspirazioni verso quel mondo a cui dovevo appartenere, e che mi fu barbaramente precluso. Sentivo che era mio diritto il penetrarvi, e quando mi vi affacciai conobbi che ogni sforzo sarebbe stato inutile al trovatello per farvisi luogo, e che soli mezzi gli rimanevano da ciò l'inganno e il delitto.... Credete voi ch'io mi vi sia deciso senza strazianti dolori e senza lotte? Quando un bel giorno io mi trovai colle passioni, coi vizi, colle vanità eccitati, irritati, non soddisfatti, senza più un centesimo, in faccia ad una società che schernisce il povero ed il debole; anche a me per prima si affacciò l'idea volgare del suicidio. La somma lasciatami dal medico del villaggio aveva bastato appena a farmi delibare la coppa de' piaceri mondani: la sete se n'era accresciuta e non avevo più mezzi da accostarvi le labbra desiose. Il lavoro era mezzo troppo lento e di troppo miseri effetti. Mi cacciai, come in una voragine, in una casa di giuoco. Perdevo: l'oro esercitava su di me il suo fascino infame ed irresistibile; e vedevo passarmi dinanzi le orde sonore delle monete e sfuggirmi. Avrei dato l'anima al demonio: un arrolatore dell'esercito del male, uno dei capi della segreta congrega dei ribelli sociali mi lesse nel cuore, mi trasse in disparte, mi tastò l'animo indolorito ed infierito, mi espose bruscamente in termini grossolani la teoria delle vicende terrene che incominciava ad essere la mia. Vi è una lotta universale nella creazione organica: tutto quello che vive s'alimenta e si vantaggia di organismi più deboli del suo. L'uomo sfrutta tutto il resto della creazione, appunto perchè si trova al fastigio della medesima: col medesimo diritto l'uomo che è più forte, più accorto, più audace può vantaggiarsi del più debole, più stupido e più timido. Il tentatore cominciò a propormi ed a mostrarmi a giuocare di baro. Divenni maestro nell'arte in breve, e dividemmo i guadagni. Una sera, uscendo dal giuoco, carico appunto d'oro, venni assalito da un assassino, che mi fece luccicare innanzi agli occhi la lama d'un pugnale. Colla destra afferrai la mano che stringeva l'arma, colla sinistra il collo di quell'uomo, e l'ebbi in un attimo messo a terra presso a basire strangolato. Sopraggiunse in quella, per sua fortuna, il mio complice, e lo riconobbe.
« — Graffigna, gli disse, ti sei male indirizzato; costui è dei nostri e tu vedi che polso è il suo.
«Lasciai andare il mio assalitore che si scosse come un cane che vien fuor dall'acqua.
« — Signore: mi disse umilmente, raccattando per terra il suo pugnale: vedo proprio che ho sbagliato e glie ne domando mille perdoni. Ella d'or innanzi ha la mia ammirazione e può contare sulla mia servitù.
«Que' due appartenevano ad una vasta associazione di malfattori che stavasi appunto riordinando e cercava un capo autorevole, coraggioso, intelligente. Non vi dirò tutte le fasi per le quali sono passato prima di diventar io quel capo. Il male, il delitto è una macchina tremenda di ruote e di rocchetti, i cui denti imboccano, e guai chi se ne lascia pigliare pur per un solo lembo del vestito! La forza cieca, meccanica lo trae, lo trae finchè tutto lo ha preso e maciullato. E poi m'ero fatto un concetto più grandioso di quella guerra che avevo bandito agli ordini sociali e degli effetti della medesima..... Mi allontanai per due anni da questa città... Quando vi fui di ritorno ero il capo supremo della cocca. Quell'attività, quell'intelligenza che ho impiegato nell'opera del delitto, che cosa non avrebbero ottenuto se, rincalzate dall'autorità di potenti aderenze, dall'influenza d'un grado, le avessi rivolte in aiuto della società esistente?... Che cosa non potrei ancora ottenere se mi si accetta, non ostante il mio passato, nel campo degli onesti?
— E ciò è impossibile: interruppe severamente il marchese. Nessuno può fare che il passato non sia. L'avete detto voi stesso testè: ogni uomo deve portare la responsabilità de' suoi fatti. Io qui non sono per giudicarvi: ma vi giudica la coscienza civile rappresentata dalla giustizia umana. Avete violate le leggi della società, questa vi bandisce dal suo seno; nulla si può mutare; quello che deve compirsi si compia.
L'esaltazione a cui era stato in preda fin allora Gian-Luigi sparì ad un tratto; egli si lasciò cadere sopra una seggiola, ed esclamò coprendosi colle mani la faccia: