L'antico intendente si accostò al bimbo, levò di intorno a lui un sacchettino di tela che, appiccatogli per un legaccio al collo, stava nascosto in un risvolto delle fascie e lo porse al marchese senza aprir bocca.
Il padre d'Aurora aprì quella tasca e ne trasse fuori gli oggetti che vi si contenevano; erano quelli che sappiamo: il rosario, il bottone e la cartolina scritta dalla Luponi. Esaminò ben bene ogni cosa; poi come se quegli oggetti gli bruciassero le mani li depose sulla tavola. Si accostò vieppiù al fantolino, gli passò intorno al collo il cordone del sacchetto che allora era vuoto, e si chinò su di esso a fisarlo ancora di meglio. Cercava con avido sguardo una rassomiglianza che non riusciva a trovare.
— È strano, disse poi, quasi parlando a se stesso: nulla vi ha in questi tratti che ricordi quelli di colui... nè quelli pur di mia figlia.... Ed e' mi par molto piccino....
Si volse al servo che era sempre rimasto in un angolo con riserbatissima discrezione:
— Venite un po' qua: gli disse. Guardate questo bambino. Vi par egli che abbia un anno di età?
Il domestico s'appressò e guardò.
— Veramente è assai piccolo: disse.
Il marchese teneva gli occhi fissi su Nariccia, il quale stava impassibile.
— Ma, soggiunse il servitore, di bambini a quel tempo è difficilissimo poter giudicare a vista i mesi che hanno.
— Egli è deboluccio, a quanto pare, disse allora Nariccia, è da un po' di giorni ch'è separato dalla nutrice, ha sofferto.