— Avete capito? disse il marchese con quell'accento che non permetteva indugio all'obbedire.

Il servo si chinò a terra e depose pianamente su quella fanghiglia gelata il suo fardello.

— Poverino! pensava egli: domattina lo troveranno tutto un ghiacciuolo.

Mentre stava per rialzarsi, la voce del padrone gli diede un altro comando:

— Toglietegli quel sacchetto che gli pende dal collo e riponetelo nelle vostre tasche.

Il domestico ubbidì; poi si volse al padrone per vedere se altro ancora avesse da fare; ma in quella nel marchese parve venir meno ad un tratto tutta quell'energia che fino allora lo aveva sostenuto: egli si appoggiò alla muraglia della casa presso cui si trovava, e disse con voce appena se intelligibile:

— Ah! mi sento mancare.

D'un balzo il servitore gli fu presso e lo sorresse nelle sue braccia.

— Glie l'avevo detto io, Eccellenza, che non si avventurasse a tanto sforzo.

— Conducetemi a casa: mormorò il vecchio, abbandonandosi nelle braccia del servo, il quale recandoselo quasi in braccio, s'affrettò verso il palazzo, vi penetrò per la porticina e la scaletta, e senza che alcuno avesse pur sentore della loro uscita, lo guidò nel suo appartamento e lo coricò, mentre i denti del vecchio battevano dalla febbre.