Nel recarsi dalla stanza da pranzo al vicino salotto da prendervi il caffè, Virginia seppe far così bene che rimase indietro da venire a costa di Maurilio, il quale nel vedersela vicino, tremava verga a verga.

— Signore, diss'ella con quel coraggio che le dava l'amor suo e con quella franchezza che le permetteva la superiorità della sua condizione sociale sopra quella del giovane; mi pare che la non sia questa la prima volta che noi c'incontriamo.

Il povero Maurilio impallidì ed arrossì in una. Ella aveva dunque notata la presenza di lui? Ma dove, e come, e quando? Si accrebbe il tremore de' suoi nervi e il palpito del suo cuore: siccome non poteva spiccicar parola dalle labbra, e' si contentò d'inchinarsi in segno di rispettosa affermazione.

La nobile fanciulla continuava:

— La ho veduta, se non erro, l'altra sera insieme coll'avvocato Benda.

Pronunziò essa quel nome senza la menoma esitazione, senza deviar lo sguardo, senza punto arrossire, ma abbassando la voce così che il suono di tal parola non potesse giungere a svegliare in alcun modo l'attenzione dello zio e della zia che precedevano.

Ma a questi detti parve al misero Maurilio che una mano di gelo venisse a serrargli il cuore che si dilatava ad accogliere sempre meglio quella ineffabil gioia di assurda speranza. La nebbia rosata ond'era avvolto il suo spirito si ruppe, e traverso la fatale illusione che cominciava a dileguarsi, travide il principio d'una realtà dolorosa.

— Sì, sì signora, balbettò egli, osando pur finalmente guardarla nel volto. Ero insieme a Benda, mentr'ella passava su per la scala dell'Accademia Filarmonica.

La ragazza chinò gli occhi innanzi a lui.

— Ella è molto amico di quel signore?