—Tu ci vuoi rovinare… Ti dirò tutto, ma vieni presto… Una parola di troppo, e tutto è perduto. Io sarò obbligato a fuggire e piantarti qui.

Questa minaccia ridusse la Lisa cedevole. Correndo giunsero al legnetto che aspettava; Battista vi cacciò dentro Lisa, pose una moneta in mano al garzoncello che teneva il cavallo, balzò presso la fanciulla, prese le redini, frustò il cavallo e via di galoppo.

Emilio con un sogghigno mefistofelico stringeva in pugno la chiave ricevuta da Battista, ed esclamava seco stesso:

—La tengo in pugno la mia vendetta, e il ripago di ogni mio tormento.

Guardò l'orologio.

—Appena le undici e un quarto!… Come passa lento il tempo!… A mezzanotte—fece un ghigno—l'ora dei delitti… e degli spettri… A mezzanotte varcherò quella soglia!

Quei quarti d'ora gli parvero eterni; eppure quando udì dal lontano campanile del villaggio battere lentamente dodici rintocchi, si riscosse come assalito da un subito terrore, guardò il suo orologio, per accertarsi che quel suono di campana non lo ingannava; prese e intascò una rivoltella, e uscì con passo guardingo, ma fermo. Giunse alla porta, della villetta, e con mano sicura pose la chiave nella toppa. L'uscio si aprì.

Emilio entrò pianamente; era così pratico del luogo, che non ebbe mestieri di accendere lume per passare l'andito, salire le scale, percorrere il corridoio e arrivare all'uscio della camera in cui dormiva Matilde.

Pensava:

—Purchè non la si sia chiusa dentro a chiave! Ma l'avesse anche fatto, poco importa: con una spalla faccio saltare la serratura: il rumore non può svegliare che lei… Ed entrato ch'io sia!…