Quando Lorenzo contava già trentacinque anni ed era quasi del tutto rovinato, la fortuna venne a porgergli occasione di rifarsi mercè un matrimonio.

A prender moglie egli non ci aveva mai pensato; e se vi avesse pensato, si sarebbe affrettato a fargliene smettere l'idea la Marianna, la quale a niun patto avrebbe tollerato l'ingresso in casa d'un'altra donna.

Ma ci fu una fanciulla così disgraziata da far nascere in Marianna medesima il disegno di darla in moglie al padrone. Era figliuola unica d'un usurajo ignobile e spilorcio, cui tutti disprezzavano e che tutti disprezzava, vivendo isolato nel sudiciume d'una stamberga. La misera Luisa era venuta su stentata, rinchiusa fra quelle mefitiche mura, senz'aria, senza sole, mal nutrita, mal riparata dal freddo dell'inverno, oppressa dall'afa nei calori della state. Appena se il padre le aveva fatto imparare a leggere e scrivere, mandandola da certe monache, le quali, oltre il rosario e un ricco repertorio di giaculatorie, nulla sapevano insegnare.

Della vita, la poveretta non conobbe mai nulla, del mondo non potè vedere che le quattro pareti della triste casa paterna, un umido cortiletto, e il convento e il tratto di strada che conduceva alla chiesa, e la chiesa dove il padre la traeva, estate e inverno, ad assistere alla prima messa.

In casa, naturalmente, a fare le più umili come le più faticose bisogne, non c'era altra persona che lei.

Marianna cominciò ad aver attinenza coll'usurajo, cercando accatti pel suo padrone.

Al vecchio gufo tornò gradevole la vivace grossolanità di quella paffuta e rubiconda comare; si stabilì a poco a poco fra quei due una certa famigliarità; la governante di Lorenzo fu la sola creatura umana che il padre di Luisa ammettesse in casa per altro che per affari.

Ed ecco che un bel giorno, un tiro secco di colpo rapì l'usurajo alla figliuola e agli accumulati e nascosti tesori, senza che egli, il quale rifuggiva sempre con orrore dal pensiero della morte, avesse, in alcun modo, provvisto alle cose sue.

La figliuola, unica erede, essendo già maggiore di età, entrò subito in possesso delle sostanze paterne, e, inesperta, ignorante di tutto com'era, trovossi più imbarazzata d'un pulcino nella stoppa. Ma c'era lì la Marianna, e la povera fanciulla ringraziò la Provvidenza che le avesse procurato un sì valevole ajuto a trarla d'impiccio.

Quando la governante del Lograve ebbe veduto a quale vistosa ricchezza ammontasse la eredità lasciata dall'usurajo, provò invincibile la tentazione di metterci le mani dentro, e il mezzo più facile e più sicuro per ciò vide subito esser quello di far sposare Luisa da Lorenzo. La fanciulla era una scempietta che non avrebbe mai avuto una volontà sua, che di certo avrebbe subìto dalla Marianna quella tirannìa che fin allora aveva sofferto da suo padre. Luisa poi aveva ancora agli occhî della governante un altro merito: era brutta.