—Vuoi finirla? o ch'io ti tappo quella boccaccia…

—Ah, sì? esclamò l'altro beffando. Vorrei veder come!

—Così! disse Emilio, e scaraventò in faccia al compagno una grossa spugna che serviva a lavare le tavole di marmo, tutta inzuppata di acqua sanguigna e di marciume.

Lo colpi in pieno viso, sporcandogli di quel sozzo umore occhî, naso, bocca e i panni. Il giovane, mezzo acciecato, mandò una grossa bestemmia, e mentre badava in tutta fretta a ripulirsi sputando, sternutando, purgandosi, gridava con voce soffocata dalla rabbia:

—Ah! porco! ah cane d'un cane!… Aspetta, aspetta, che ora ti schiaccio come una cimice.

E appena ripulitosi un poco, fece per slanciarsi contro Lograve: questi, freddo freddo, teneva impugnato il coltello anatomico, e gli gridò con l'accento di una risoluzione irremovibile:

—Se tu mi vieni addosso, ti pianto questa lama nel cuore, com'è vero il sole!

Tutti i presenti capirono ch'egli avrebbe fatto quello che diceva: e gettatisi in mezzo, trattennero il furibondo che urlava:

—Ah, mostricciuolo infame, caricatura di scimiotto, me la pagherai, mi darai soddisfazione.

—Quanto e come e dove e quando vorrai, e ti so dir io che avrai finito di fare il gradasso e insultare la gente.