—No, signorina.

—Mi è sembrato vederla parlare con lui e con mio fratello.

—Sì, poche parole… È stato un altro a trattenermi.

Matilde sentì rinforzarsi il concepito sospetto, cercò di Emilio, e l'improvvisa di lui partenza l'inquietò maggiormente. Poco dopo anche Alberto se n'andò. Matilde interrogò vivamente il fratello. Questi negò bensì che fra Emilio e il Nori vi fosse stata contesa, ma la sua negazione parve debole e poco persuasiva alla ragazza.

Il domattina, Cesare, ricevuto un biglietto di Emilio che lo pregava di venire subito da lui, stava per recarsi alla chiamata, quando Matilde lo sorprese colla mano sulla serratura dell'uscio di casa.

—Dove vai così di buon'ora e così sollecito?

Cesare, che non era abbastanza accorto per vedere il motivo di tacere il vero, disse d'essere stato chiamato da Emilio.

Matilde se ne turbò.

—Ah! io l'avevo indovinato fin da jeri sera. Quel tristo d'Emilio vuoi battersi col signor Nori.

Cesare disse quanto meglio seppe a persuadere la sorella che ciò non era possibile, ma ogni sua parola rimase inutile.