E scoppiò in pianto.
—Via, via, disse Matilde con sempre maggiore amorevolezza; non crucciarti così… consulteremo un medico… ti faremo guarire senza che tu abbia ad abbandonarci… Sono contenta di te, ti voglio bene, e sarai trattata come una della famiglia.
—Ah! signora! Lei è un angelo! esclamò Lisa sempre più commossa, e, afferrata una mano della padrona, la coprì di baci e di lagrime; poi con uno sforzo si tolse di là e uscì ratta dalla camera senza più aggiungere parola.
Matilde pensò subito richiamarla, ma poi avvisò meglio aspettare il domattina a interrogarla più particolareggiatamente; e senz'altro si pose a letto. Una preoccupazione, quasi una mestizia le si aggravò sull'anima al trovarsi sola (ed era la prima volta dacchè era moglie) tutta una notte in quella vasta camera, dove aveva passato ore così felici, e dove ogni sera, in confidente abbandono, si versavano amorosamente l'una nell'altra l'anima sua e quella dell'innamorato marito.
Era una vasta camera, in fondo alla quale si apriva un'alcova, dove stava il letto conjugale. Due sole porte erano in quella stanza; l'una comunicava col resto della casa per un andito, nel quale a pochi passi era l'uscio della camera del padre: l'altra porta metteva nelle due camere in cui dormivano i bambini.
Matilde spense il lume e cercò dormire, ma il sonno fu ribelle. Strane fantasìe e bizzarre chimere passavano pel capo di lei, come imagini di sogno, o vaneggiamenti di mente confusa: e in quel turbinoso succedersi di ombre, di scene, di vedute, tornavano più nette ed insistenti, e non sapeva perchè, le memorie del duello di Alberto con Emilio, e la pozione soporifera del padre con quell'odore acuto, e lo sguardo di fuoco, quasi feroce di Emilio: pensò ad una vendetta di quest'ultimo, ma quale? Contro il padre? Contro di lei?… Oh quello sguardo! E a un tratto le vennero alla mente il contegno e le lagrime inesplicabili di Lisa. Finalmente si era oramai a mezzanotte quando Matilde cominciò a sentire il riposo scendere sul suo cervello e sui suoi occhî, e poco stante si addormentò.
Lisa, uscita dalla camera della padrona, andò a raggiungere Battista.
—Ah, mio caro, gli disse, tutta ancora in lagrime, con accento di vivo dolore, non avrei mai creduto che ad abbandonare la signora Matilde avrei provato tanta pena. Che buona padrona! Che creatura angelica, è quella! Si merita davvero che il Signore le dia del bene.
—Pensiamo al nostro bene di noi, e lasciamo stare gli altri, rispose
Battista con impaziente malavoglia. Sei tu pronta?
—Sì.