— Oh gli uomini! — mormorò fra sè, — tutti burattini che si fanno muovere come piace, chi sappia tirarne i fili.
Quindi per mezzo del fidato Michele mandò a dire al direttore generale della Polizia che si recasse da lei quella stessa sera, prima ch’ella andasse a teatro.
XLI.
Il Pancrazi era venuto, colle solite precauzioni per mantenersi incognito, esatto al convegno, e trovavasi solo coll’avventuriera nello stanzino d’abbigliamento di lei, già bella e pronta per andarne allo spettacolo dell’opera.
L’acconciatura della Zoe era affatto diversa da quella con cui s’era mostrata la prima volta alla curiosità dell’elegante società parmigiana. Una veste nera con ornamenti di color rosso di fuoco, faceva spiccare maggiormente la candidezza della carnagione; sulle treccie semplicemente annodate in capo, ma ricche del loro volume, una sola gala di velluto nero, in mezzo a cui una rosa color di sangue; un nastrino di velluto nero disegnava mirabilmente la base del bellissimo collo e lasciava pendere su quel petto di sì leggiadra modellatura una croce di rubini; rubini alle orecchie, braccialetti di rubini ai polsi; nelle mani inguantate di grigio perla un ventaglio di tartaruga tempestato di rubini nelle due stecche maggiori.
Ella stava dritta innanzi al grande specchio posto sopra il caminetto, e secondo il solito vi studiava per entro la sua fisonomia e le sue mosse, pur parlando ed ascoltando; mentre il suo interlocutore, seduto sopra una bassa poltroncina presso al fuoco, chinato verso questo, batteva colle molle i tizzoni, in atto di famigliare abbandono e insieme di pensosa preoccupazione.
— Io vi capisco bene, Zoe, — diceva egli, — voi volete avere più corde al vostro arco, perchè, se una manca, possiate ancora servirvi di qualche altra; ma badate che molte volte il giuoco non riesce e torna in danno di chi lo tenta.
— Lo so: — interruppe la donna con una bruschezza impaziente: — e appena mi sarò assicurata che una di queste corde sia buona, spezzerò tutte le altre per attenermi a quella; e anzi saprò trovar modo che il gèttito delle inutili mi afforzi la buona. Quella congiura, voi stesso me lo avete assicurato, non ha fin adesso nulla di veramente serio; non posso fidarmici; e io starò a vedere. Piglia consistenza e forza? l’aiuterò a riuscire; si perde in fremiti paurosamente segreti e buoni da nulla? io getto tutti quegli sciocchi in gola al duca, ne acquisto maggior fiducia, ne svio i sospetti e mi faccio più aperta e più facile la strada.
— Benone!... — esclamò l’uomo sempre battendo i tizzi: — non si può dire che abbiate troppi scrupoli...
— Ah quando si vuole arrivare a una meta! — proruppe la donna con una disdegnosa fierezza.