Era stato quindici giorni senza metter piede alla casetta bianca. La vigilia proprio delle nozze si decise a recarvisi. Taddeo gli fece gentilmente rampogna della sua mancanza; Lucietta, fatta più bella che mai dalla sua felicità, gli venne incontro salutandolo colla medesima cordialità di prima.

“Caro Atanasio,” gli disse, “finalmente eccovi qui di nuovo. Non vi si vede più! E sì che avevo bisogno di dirvi tante cose, di ringraziarvi....”

“Ringraziarmi!” interruppe Atanasio stupito e corrugando le sopracciglia.

“Sicuro!... Io so quanto siete buono, quanto amate il mio Pietro, di che modo avete preso parte alla nostra felicità.”

Atanasio arrossì fino sulla fronte; egli che, se fosse stato in poter suo, avrebbe fatto spalancare la terra sotto la casa dei Frangia perchè ve li inghiottisse tutti.

Lucietta continuava lietamente:

“Oh! Pietro mi ha detto tutto.... Ma egli eziandio vi ama dimolto, e non so che cosa non farebbe per procurarvi del bene.”

“Oh sì,” mormorò l'operaio coi denti stretti. “Lo so!... Me ne ha già fatto tanto!... Me ne fa tanto sempre del bene!”

Nè Lucietta nè altri avvertirono la feroce ironia che si nascondeva sotto quelle parole.

“Ed ora,” riprese la fanciulla sorridendo e come per cambiar discorso, “voi siete giunto proprio a tempo, perchè ho da domandarvi un piacere.”