Atanasio, avvolto nel fumo che turbinava, non vide nulla, ma inciampò in un corpo disteso per terra; si chinò, sentì che la era una donna, l'afferrò e stringendola fra le braccia, scavallò di nuovo il parapetto e incominciò a discendere con essa.

Lucietta era caduta in uno svenimento cagionatole dal terrore, ma le fiamme non l'avevano ancora toccata. Però l'incendio pareva che non volesse lasciarsi rapire la sua preda. Atanasio, con precauzione, cercava col piede il piuolo su cui posare, quando un'ondata di fuoco si scatenò addosso a lui, lo avviluppò, ne pose in fiamme la capigliatura e lo svolazzo della tunica sulla schiena. Egli col suo fardello fra le braccia vacillò: un alto grido d'orrore eruppe dai petti di tutti gli astanti, che tremavano e palpitavano. Pure il robusto uomo non fu vinto, con una mano aveva già afferrato il capo della scala, vi si mantenne e fra mezzo alle fiamme continuò a scendere.

Giunse in terra; tutti gli furono attorno ed aiutarlo, a sorreggerlo che barcollava come ebbro. Pietro gli tolse dalle braccia Lucietta sempre svenuta. Ma subito un'idea orribile gli venne.

— E mio figlio?! —

La madre, a queste parole del marito, gridate con accento di disperazione, risensò.

— Mio figlio! mio figlio! — ripetè. — Oh! salvatemelo, per amor di Dio! —

La infelice, nello svenire, l'aveva lasciato cadere....

Vide in quella Atanasio che si premeva la fronte e le occhiaie dove sentiva un orribile dolore.

“Voi, voi qui, Atanasio!” disse, puntando il dito contro di lui. “Voi dovete salvarlo.”

Atanasio fremette a quell'accento, a quelle parole; tese le braccia innanzi a sè, brancolando come per cercar la scala, volle camminare ed inciampò; mandò un urlo da bestia selvaggia.