Ho già notate alcune gentili strofuzze per una Maria Wagner; e non tacerò delle stanze per le venete, che mandano all'emigrazione i loro vezzi. Le misere hanno sentito

..... come un lamento

Di nota voce languida per fame,

Che vereconda dimandasse a stento

La carità d'un obolo di rame.

Ed in questi versi e' s'avverte qualcosa di strascinato, che s'attaglia stupendamente al pensiero espresso e fa sentire la languidezza ed il ritegno col quale la voce chiede; ma perchè obolo di rame? tanto vale un obolo di rame quanto un obolo di argento, come tanto pesa un chilogramma di ferro, quanto un chilogramma di penne. Le Venete hanno udito; e commosse pregano un barcaiuolo di recare que' pochi giojelli [pg!49] scampati alla rapina tedesca sull'altra riva del fiume: Riva gioconda e pur riva d'esilio; e di rammentare agli esuli che Venezia aspetta. Convien far la tara a queste esagerazioni: se le Venete ci avessero mandate tutte le gemme, tutta l'oreficeria loro, gli emigrati sarebber divenuti tanti signoroni; ma, preso con discrezione, il pensiero è semplice e vero, e nelle poche quartine e' ci ha momenti indovinati e riboccanti di poesia. Esempligrazia, quando parla del

..... cor degli stranieri,

Bersaglio eterno all'Itale vendette,

l'Aleardi dice meglio e più sull'odio fra la razza germanica e la schiatta latina, esprime vieppiù robusta e vivacemente l'astio accumulato dalle sofferenze, che non faccia con prolisse filastrocche nel Canto politico, ne' Sette Soldati ed altrove. Nondimeno anche qui non mancano dissonanze. Le Venete han la parola:

A noi meschine, in questi dì supremi

Fra la speme e lo spasimo ondeggianti,

Non si confanno anelli o dïademi,

Perle non si confanno o dïamanti.

strofa tollerabile, quantunque la smania dell'antitesi e del parallelismo vi giunga fino al bisticcio: speme e spasimo, diademi e diamanti, scherzi aliterativi, artifiziucoli, che la passione traboccante e sincera non comporta forse, ma che qui dove si tratta soltanto di formulare un'emozioncella in modo spiccato, facile a ritenersi, musicale anzichè poetico, sono forse non immeritevoli d'indulto. Approvo anche la dieresi, sebbene di solito diamante sia trissillabo, e nello italianizzar vocaboli greci che cominciano per dià, come diavolo, diadema, si soglia restringere la particella in una sola sillaba, facendo dell'i una j consonante; così Dante: Che questi lasciò un diavolo in sua vece. [pg!50] Ma l'Aleardi fa seguire immediatamente quest'altro tetrastico:

Abbiam catene in cambio di smaniglie,

La fune al collo in cambio di monili;

Le nostre fronti gocciano vermiglie

Sotto un serto di rie spine servili;

che è pura rettorica: immagini false e quindi inefficaci e poi vengono questi versi:

Noi pur, se giova, taglierem le chiome;

E, con le trecce de' capelli neri,

Tenderem corde da avventar saette;