Dice la madre:—«Tu m'hai l'aria d'un matto. Ma fa' anco questa di prove. Menala a letto con teco. Se è una ragazza, dirà di no.»—Il Re andò subbito a trovare Fanta—Ghirò:—«Quanto i' sare' contento, se voi volessi vienire a dormir con meco.»—«Sarebbe il mi' piacere, Maestà,»—disse lei:—«Se lei vole, sia pure: stasera si dormirà assieme.»—Prima di mettersi a letto, però, volsano cenare; e il Re aveva fatto un grand'apparecchio di bottiglie, e a Fanta—Ghirò la bottiglia gli era alloppiata; ma lei furba, non beveva. Quando furno al fine del mangiare, dice lei:—«S'ha da fare un brindesse prima d'andare a letto.»—Si baciorno, si presano a braccetto, e Fanta—Ghirò cantava:
—«Bevi su, compagno,
'N sennò t'ammazzerò:»—
E il Re arrispondeva:
—«Non m'ammazzar, compagno,
Perchen'io beverò.»—
E 'ntanto, lui beveva, insenz'accorgersene, la bottiglia alloppiata. Sicchè, quando fu 'n cammera, si buttò nel letto e intrafinefatta s'addormentò, che russava com'un animale. Allo svegliarsi della mattina, il Re vedde Fanta—Ghirò bell'e 'n piedi e tutta vestita da dragone, e non potiede sapere, se era donna o omo. Figuratevi le disperazioni e la passione! Non poteva più campare. Il Re torna da su' madre, che cominciò a gridarlo fortemente della su' mattia. Ma lui badava a dire:
—«Fanta—Ghirò, persona bella,
Du' occhi neri, drento la su' favella:
Carissima madre, mi pare una donzella.»—
Dice la madre:—«Dunque fa' anco questa di prove: ma sarà l'ultima. 'Nvitala, Fanta—Ghirò, a bagnarsi gnuda con teco nella pescaia del giardino in sul mezzodì. Se lei è donna, o non ci viene, oppuramente tu te n'addai insenza dubbio.»—Lui, difatto, fece quell'invito a Fanta—Ghirò; gli disse:—«Non mi par vero! Anco a casa son'avvezza a lavarmi ogni giorno, e ora gli è un pezzo, che non son'entra nell'acqua. Ma però il bagno s'ha da fare domattina; stamani no, chè non posso.»—Subbito Fanta—Ghirò chiama il su' fido servitore, che monti a cavallo e porti una lettera al Re suo padre, e con pronta risposta. Nella risposta, da mandarsi per un dragone de' meglio, ci aveva a dire:—«Che lui steva male in fin di vita, e che voleva rivedere Fanta—Ghirò prima di morire.»—Il servitore di carriera se n'andette coll'ambasciata. Intanto, il giorno dopo, in sul mezzodì, il Re aspettava nel giardino Fanta—Ghirò, e s'era cominciato a spogliare, quando la vedde comparire da lontano per una redola. Lesto, si leva d'addosso il resto de' panni e si tuffa nella pescaia. Lei però disse:—«Non mi voglio ancora bagnare: ho troppo caldo e son molle di sudore.»—Ma faceva così, perchè gli arrivassi il corrieri colla lettera. Aspetta, aspetta, mezzodì era già sonato da un pezzo, e non appariva nessuno. Fanta—Ghirò moriva dalla pena, perchè il Re la pintava a gnudarsi e buttarsi giù in nella pescaia. Dice Fanta—Ghirò:—«Mi sento male. Mi vien certi gricciori per le spalle e per le gambe. Gli è un segno cattivo; c'è qualche disgrazia per aria.»—Il Re s'impazientiva:—«Non è nulla. Spogliatevi e buttatevi giù, chè ci si sta tanto bene. Che disgrazie volete, che ci sieno?»—In quel mentre si sente un rumore; scrama Fanta—Ghirò:—«Un cavallo, un cavallo alla carriera, con uno de' miei dragoni sopr'esso. Sta, sta. Deccolo.»—A male brighe il dragone gli viense dinanzi, gli diede la lettera di su' padre a Fanta—Ghirò; e lei fece le viste d'aprirla con gran premuria. E, quando l'ebbe letta, disse al Re:—«Mi rincresce, Maestà, ma ci sono delle cattive nove. Lo dicevo io, che que' gricciori eran un segno cattivo! mi' padre è lì lì per morire e mi vole rivedere. Dunque, bisogna, che parta in nel momento. Sicchè facciamo la pace; e, se volete, vienite a trovarmi nel mi' Regno. Il bagno si farà un'altra volta.»—Figuratevi, se il Re era disperato davvero, perchè lui proprio credeva, che Fanta—Ghirò fusse donna, e ci moriva sopra dalla passione. Ma gli conviense adattarsi al destino e lassarla andar via. Lei, dunque, passò prima dalla su' cambera; e in sullo 'nginocchiatoio ci messe un foglio scritto, che diceva:
—«Fanta—Ghirò,
Donna è venuta e donna se ne va,
Ma 'mperò cognosciuta il Re non l'ha.»
Quando, la mattina doppo, il Re gli andette in quella cambera per isfogarsi della passione, in nel girar gli occhi vedde il foglio e lo lesse; sicchè rimase lì di sasso, come un baiocco, tra 'l dispiaciere e l'allegrezza. Corre diviato da su' madre:—«Mamma, mamma! l'avevo indovinato, che Fanta—Ghirò era donna. Leggete questo foglio, che ha lassato scritto in sullo 'nginocchiatoio della cambera.»—E non stiede ad aspettar la risposta di su' madre; ma, fatta attaccare la carrozza, si messe dreto a tutta carriera a Fanta—Ghirò. Fanta—Ghirò, intanto, steva alla presenzia di su' padre e gli raccontava le cose, che gli erano intravvenute, e come a quel mo' avessi vinto le battaglie; quando, doppo poco, si sente un rumore nella corte; era il rumore della carrozza con quel Re innamorato, che subbito volse rivedere Fanta—Ghirò. E lì, dissano tante cose, chè la concrusione fu la pace tra que' Re e lo sposalizio di Fanta—Ghirò col Re dapprima nimico. Sicchè lui la menò con seco al su' palazzo nel su' Regno; e, quando poi morì il babbo di Fanta—Ghirò, lei ebbe in eredità tutto il Regno di su' padre.